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Di Paola americaneggia ma la comunicazione sbaglia e di grosso

Non è stato facile, viste le fibrillazioni della vigilia, giungere a questa festosa convention del Centro-Destra, che scriviamo con il trattino per intendere l'intera coalizione dei partiti, liste e listarelle che stanno portando Mimmo Di Paola verso la poltrona di Sindaco non ancora ma quasi metropolitano. Che hanno scelto la location dello spazio 7 della Fiera del Levante per la propria presentazione alla cittadinanza.

Per il momento, l'unico bacio che possiamo riferire (ma non documentare e ce ne scusiamo: l'Ipad usato come macchina fotografica di fronte a tanta enormità si è come inceppato) è quello fra Alberto Tedesco, ex bandiera del socialismo craxiano più autentico ed attuale supporter dichiarato di Forza Italia (sia pur nel Nuovo PSI) e nemico giurato dell'ex pupillo Antonio ahmadinejad Decaro, e Vito Verrecchia.

Su Di Paola, i suoi programmi, la sua lista e le liste che lo sostengono vi rimandiamo volentieri al sito istituzionale del candidato: la serata, organizzata allo Spazio Sette della ormai diruta Fiera del Levante, non ha presentato palpiti speciali che non fossero stati già previsti dall'organizzazione e dallo Staff di Comunicazione. Il quale ha diffuso il discorso che avrebbe tenuto il candidato compreso di pause e di indicazioni di applausi ad uso della claque: circa 1200 persone, fra cui molti giovani e giovanissimi opportunamente bardati. Era già tutto previsto, secondo un copione scritto e mandato a memoria.

I cronisti erano ovviamente e necessariamente più interessati dalle eventuali frizioni fra Berluscones (e non c'era Raffaele Fitto) e Alfanianos (desaparecido anche il Senatore, Sottosegretario al Lavoro, altrui, Massimo Cassano), mentre invece c'era Francesco Schittulli e molti dei suoi Schittulianoidi, cui pare si debba quasi per intero l'accordo a prova di bacio assassino raggiunto dalla coalizione. E la consolidata unità raggiunta era uno dei "plus" su cui Mimmo Di Paola ha insistito durante il suo intervento, a chiusura di una lunga sequela di altri più brevi comparsate, più o meno efficaci, più o meno significative.

Infine, due considerazioni di cui la prima molto amara. Fra gli interventi, anche quello del padre di una giovanissima vittima di mafia a Bari. Un ragazzo innocente, ucciso anche dal silenzio ipocrita delle mamme e dei papà dei suoi giovanissimi assassini, cui è stato dedicato un piccolo ma bellissimo monumento disegnato dal grande Folon, in città vecchia. Non sappiamo a chi sia venuta questa idea, ma è una idea sbagliata. Quel ragazzo è figlio, fratello, nipote, amico di ognuno di noi, comunque la pensiamo. Non andava "usato" in nessuna campagna elettorale.

La seconda, un po' amareggiata. Non sappiamo se la vicinanza fra i due comitati elettorali, entrambi in via Calefati, di Di Paola e Decaro stia quasi costringendo le due strategie di comunicazione a fondersi in una sola. Entrambe sono brutte, false e, soprattutto, non hanno colto il valore aggiunto, il carattere, la ghianda (come la chiamerebbe James Hillman) dei due candidati, entrambi costretti ad apparire ciò che non sono e non potranno mai essere: due immagini vuote.

Ma questo è un altro  discorso.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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