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Bari: con la Cultura si mangia, ma chi?

 

Mentre per alcuni gli unici temi della campagna elettorale sono (o dovrebbero essere) quelli legati alle polemiche, agli scambi di battute, alle frecciate ed agli isterismi, noi crediamo che il miglior modo di scegliere il prossimo sindaco di Bari sia il confronto sulle idee e nel merito dei provvedimenti chesi intendono approvare, e prima sullo stesso metodo di approccio ai temi.

Ecco perchè riteniamo utile, per una buona campagna elettorale, parlare e dare spazio a tutti gli argomenti più caldi e cari all’intera cittadinanza e così, dopo numerosi e accesi dibattiti legati ai più svariati temi, si è giunti al confronto diretto anche sulla cultura mercoledì 30 aprile negli spazi del Teatro Margherita di Bari.

La scelta della location non è casuale, dato che lo stabile, che ha subito diverse destinazioni d’uso nei suoi cent’anni di vita, è da circa un quinquennio al centro dei dibattiti sulla creazione effettiva di un polo museale per le arti visive sottolineato dall’acronimo BAC (Bari Arte Contemporanea).

Così, per rendere più interattivo e accattivante l’argomento, sono stati invitati a partecipare i quattro candidati sindaco: Luigi Paccione, Desiree Digeronimo, Domenico Di Paola e Antonio De Caro, quest’ultimo assente per impegni concomitanti, e come interlocutori il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bari, Giuseppe Sylos Labini e la professoressa Christine Farese Sperken, come rappresentante dell’Università di Bari, moderati dalla giornalista de "Il Corriere del Mezzogiorno” Maddalena Tulanti.

L’incontro è servito per segnalare delle vere e proprie emergenze logistiche e sociali provenienti dai principali contenitori e produttori del mondo culturale barese, quali sono l’Accademia e l’Università, che richiedono una sede definitiva per l’Accademia, in sfratto quasi imminente dall’attuale sede di via Re David e una stretta e proficua collaborazione tra Università e Comune di Bari, con relativi impegni di coinvolgimento della forza –studio in campagne di catalogazione e riqualificazione del patrimonio storico artistico abbandonato al proprio destino, oltre alla richiesta esplicita di nominare un Assessore alla Cultura.

I tre candidati, nonostante i diversi indirizzi politici da perseguire, si sono trovati d’accordo su diversi punti , tra cui l’assoluta volontà di non rispettare l’esistente progetto di piano urbanistico della Caserma Rossani, di non destinare il Teatro Margherita alle arti visive, bensì come punto di ritrovo giovanile o addirittura una stazione cardine del porto turistico e di concedere i giusti spazi all’Accademia, pensata o nelle sale superiori del Mercato del pesce o nella lontana e scomoda sede della Fiera del Levante.

Dopo aver anche concordato sull’impossibilità di inserire dei soggetti privati nella gestione condivisa dell’arte contemporanea, ma bensì solo come soggetti “serventi” e prestatori del proprio patrimonio, è emerso anche l’aspetto più problematico ed emergente sulla necessità di impiegare forza lavoro proveniente da questi due produttori culturali, che permetta la valorizzazione delle risorse cittadine, ma che impedisca anche l’esodo costante a cui i giovani italiani sono costretti.

Nessuno dei tre candidati ha proposto una valida e concreta alternativa all’emigrazione, ponendo però il presupposto che con la cultura si mangia, anzi si deve mangiare. Ma chi?

Scritto da Roberto Mastrangelo
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