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Il consiglio regionale celebra la giornata del ricordo

Nella ricorrenza del “Giorno del Ricordo”, il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, a nome dell’intera Assemblea, dichiara: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale ‘Giorno del ricordo’, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

È il testo della legge, fortemente voluta da Roberto Menia (ex sottosegretario ed attuale candidato alla Camera di Fli) che ha istituito la solennità civile nazionale in memoria degli eventi estremi accaduti nel territorio giuliano dalmata, durante e dopo la seconda guerra mondiale, con gli eccidi e l’esilio dei cittadini di nazionalità, lingua o tradizioni italiane, privati di ogni bene e sradicati dalle loro terre e dalle loro case.

Il Consiglio regionale della Puglia per bocca del suo presidente condanna la violenza da qualunque provenienza e onora l’impegno di “ricordare quei fatali errori perché non vengano ripetuti mai più”, indicato al Paese con accenti commossi dai Capi dello Stato che si sono succeduti al Quirinale dall’adozione della legge 92/2004 nel Parlamento italiano. Proprio nelle parole pronunciate del presidente Napolitano nel 2012 si ritrova il significato del ricordo delle vicende e delle vittime: non la distratta ritualità di un dolore che pure è ancora forte e sentito, ma la riflessione attenta sull’attualità di una memoria che deve restare monito dei guasti dei nazionalismi ed esempio dei progressi assicurati dalla collaborazione tra i popoli. Un passato di ostilità feroci è riscattato da un presente che ha visto italiani, sloveni e croati diventare cittadini dell’Europa unita. Tanti idiomi diversi, ma una lingua comune, quella della pace, della solidarietà, del rispetto delle diversità. E la Puglia è orgogliosa di avere dato prova di questi valori anche negli anni dolorosi dell’esodo. Fino al 1953 ed oltre, in tutta la Regione numerosi campi di accoglienza hanno ospitato, sfamato, assistito famiglie di profughi istriani, povere di tutto. Nelle loro testimonianze ricorrono nomi di città pugliesi e si coglie la riconoscenza per il calore dimostrato dalla gente. Una sensibilità che ci fa onore”.

Scritto da Redazione
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