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Politiche 2013: Grillo è l'unico che può esultare

 

Le elezioni lasciano sempre la sensazione che nessuno voglia ammettere la sconfitta e che tutti, chi per un verso chi per un altro, sono vincitori. Il 2013, se non altro, qualche verdetto inequivocabile lo lascia anche se chi sta millantando sfracelli in realtà ha perso e chi ha perso, lo ha fatto nettamente e non per pochi voto. Ma andiamo con calma  e riepiloghiamo. A livello nazionale c’è un solo, chiaro e netto vincitore: il Movimento 5 Stelle che, nato sotto l’impulso di Beppe Grillo, ha saputo raccogliere il voto degli scontenti della politica, ma non dell’antipolitica, tanto da diventare uno dei principali attori della prossima legislatura, e sicuramente l’ago della bilancia, visto che al Senato per non dover scendere a patti con M5S si “rischia” la riproposizione della strana alleanza tra Pd e Pdl tanto apprezzata l’anno scorso quanto vituperata ed attaccata durante la campagna elettorale, quando sembrava che Monti avesse governato da solo e senza l’appoggio del Parlamento.

Ma per delineare scenari nazionali è ancora presto. Anche perché c’è da capire chi verrà incaricato di formare il nuovo governo e, soprattutto, chi dovrà trasferirsi al Quirinale quando Napolitano avrà terminato il settennato. 

Restando in Puglia, possiamo affermare che Pdl nostrano ha riportato una vittoria di Pirro: nonostante sia certa nei numeri, porta a notevoli passi indietro rispetto al 2008 per il partito di Silvio Berlusconi. E’ vero che si avuta la polverizzazione del centro, ed è vero che i numeri e le percentuali vanno contemperate con l’arrivo dello tzunami di Beppe Grillo, ma la vittoria del Pdl in termini assoluti è molto, ma molto meno prepotente di quella ottenuta nel 2008, anche se i vari Raffaele Fitto, Francesco Amoruso, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Antonio Azzollini, Sergio Silvestris e compagnia bella possono giustamente esultare.

Il successo ha sempre molti padri. Ci sembra però di poter dire che questa volta l’exploit del Pdl è figlio della decisione di Berlusconi di mettere da parte ogni titubanza ed ogni proposito di ritiro, di tornare nell’agone politico e di metterci il suo faccione sorridente ed abbronzato, che ai pugliesi tanto piace.

La Puglia è spaccata in due, con due affermazioni consecutive del centrosinistra alla Regione Puglia, e che in queste elezioni vedeva la pesante presenza dell’Amministrazione Vendola, con 4 assessori ed il Presidente del Consiglio regionale tutti candidati al fianco del Presidente della Giunta. Ma tutto ciò non è bastato al centrosinistra per rintuzzare l’attacco. Anzi. Ne sono usciti con le ossa rotte ed i seggi (soprattutto al Senato)si sono volatilizzati.

Ma torniamo alle cifre.

Nel 2008 al Senato la situazione vedeva 12 eletti per il Pdl (46%), 8 per il Pd (31,47%) 1 per l’Idv (4,53%). Il Pdl sostanzialmente ha confermato con 11 seggi, passando al 30,21% e perdendo in termini assoluti oltre 300mila voti, il Pd ottiene 3 seggi (20,17%), a Sel va 1 seggio (6,77%, dato sostanzialmente invariato), i grillini portano 4 senatori a Roma, con il 24,06% ed un senatore lo strappa anche la Lista-Monti con il 9,05%.

Un frastagliamento di voti e soprattutto di seggi che ha visto in buona sostanza tenere (ma non incrementare, anzi) il Pdl e crollare di 10 punti il Pd, a tutto vantaggio di M5S, con il centro (nel 2008 l’Udc, oggi Monti) che riesce a strappare un posto a Palazzo Madama.

Passando ad una analisi comparata dei voti per la Camera dei Deputati, appare chiaro che il discorso cambia poco. Ma qui bisogna depurare il dato dalla tara imposta da una legge elettorale che premia la coalizione vincente con il 55% dei seggi.

Nel 2008 vinse il centrodestra, ed in Puglia il Pdl conquistò il 45,62% dei voti (1.087.605) con 23 seggi, a cui si aggiunse il seggio ottenuto da Mpa. Al Pd andarono 738.952 voti (31,00%) con 14 seggi, 2 per Idv (4,54%) e 4 per l’Udc (7.44%). Oggi il premio di maggioranza è andato al centrosinistra. Assistiamo ad un dimezzamento del Pdl sia in termini percentuali (28,92%) che assoluti (638.153 voti), con 9 seggi, mentre Fdi riesce a recuperare un seggio con 34mila voti (1.56%). Quasi dimezzato anche il Pd, con poco più di 400mila voti e 15 seggi (compreso il bonus), 5 seggi per Sel e 1 per Centro Democratico. In più 3 seggi ai montiani (2 a Scelta Civica, 1 all’Udc, che lascia oltre il 70% dei propri voti), ed 8 per M5S, che diventa il secondo partito in Puglia con il 25,52%.

Da questa analisi emergono sostanzialmente due dati.

Il primo è che il voto pugliese si è parcellizzato, con M5S che è stato capace di fagocitare voti da tutti gli schieramenti. Quelli che 5 anni fa erano due poli si sono trasformati in tre blocchi  non troppo distanti tra di loro. Il Pdl ha perso decisamente meno rispetto al centrosinistra, ma entrambi gli schieramenti risultano decisamente dimagriti.

Ed ecco I veri sconfitti di queste elezioni in Puglia: sono tre.

Nichi Vendola, che non ha attratto voti, anzi ne ha persi parecchi rispetto alle ultime regionali, nonostante l’impegno di tutta la “gioiosa macchina elettorale” che la Giunta è stata capace di mettere in campo.

Sergio Blasi, segretario regionale di un Pd che da una parte ha vissuto per troppo tempo sugli allori di una vittoria annunciata, e dall’altra non è stato capace di parlare se non al suo elettorato, uscendone sconfitto sonoramente.

Angelo Cera e l’Udc, che pagano ancora una volta lo scotto di non voler prendere posizione tra centrodestra e centrosinistra, e che solo per miracolo sono riusciti a recuperare un seggio alla Camera.

Altro sconfitto è Nicola Canonico, che non riesce nella scalata al Senato con Cd. Infine, partiti di destra e Fli non pervenuti. Una volta la destra in Puglia parlava. Oggi praticamente la destra non vota (o vota Grillo).

Scritto da Roberto Mastrangelo
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