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Patrizio Mazza, ecco perchè mi sono dimesso da Consigliere regionale

Una politica troppo veloce e troppo superficiale, gli impegni come medico ematologo (è direttore della struttura della Asl tarantina), ed anche il venir meno del rapporto fiduciario con gli elettori

“Ho rassegnato le dimissioni dal Consiglio regionale della Puglia e rivolgo al Presidente del Consiglio Introna e all’intera assise il mio messaggio di commiato e l'augurio di buon lavoro". Lo ha dichiarato Patrizio Mazza, ormai ex consigliere regionale (le sue dimissioni avrebbero dovuto essere prese in considerazione nella seduta del 4 marzo del Consiglio regionale, ma tutto è slittato di una settimana), eletto nel 2010 con l'Idv in Provincia di Taranto.

Consigliere Mazza, quali le motivazioni della sua scelta?

"Innanzitutto vorrei ringraziare tutti i colleghi che mi hanno insegnato qualcosa, senza distinzione di parte politica e in particolare quelli appartenenti alle Commissioni Ambiente e Sanità di cui facevo parte. Con riferimento alle motivazioni che mi hanno spinto alla decisione delle dimissioni, cedo di aver sempre tenuto, negli oltre due anni e mezzo di permanenza in Consiglio, una granitica coerenza in azioni e comportamenti ove si è riflesso gran parte del mio pensiero, ciò soprattutto in tema sanitario ed ambientale, rispettando e mantenendo fede a quanto avevo promesso a tutti coloro che mi hanno votato nel 2010; ma reputo di non essere riuscito a fare tutto  ciò che avrei voluto".

Può spiegarci meglio?

"Due sono stati i motivi che mi hanno spinto ad entrare in politica: promuovere l’idea di un’alternativa economica alla grande industria; la necessità di introdurre  in sanità un modello meritocratico sulla professionalità".

"Mi sono chiesto - prosegue Mazza - alla luce di quanto accade in politica se potevo avere un ruolo più definito considerato l’importanza che il politico riveste per i destini della gente".

E non è riuscito ad attuare questa sua finalità in Consiglio Regionale?

"Ho provato a testarlo col  popolo, che considero sovrano, nelle elezioni Comunali dell’anno scorso a Taranto, ma non mi è stato attribuita quella considerazione che reputavo di riuscire ad ottenere. Ne ho preso atto, e ho reputato concluso il mio impegno sul versante politico. Guardando poi agli ultimi accadimenti elettorali ho visto che è molto importante l’impatto mediatico, la capacità di sfruttare internet per chi ci sa stare dentro, per chi sa utilizzare quella persuasione occulta per fini personali: sinceramente tutto ciò non mi riguarda perché non credo negli slogan, non credo nei messaggi virtuali e nel loro peso specifico riflesso sul quotidiano. Preferisco il  contatto con la gente, l’incontro con le persone approfondendo cosa ci possa essere di buono dietro ognuno".

Quindi la motivazione è essenzialmente il venir meno di quel rapporto di fiducia, anche considerando i numeri elettorali, tra l'eletto e gli elettori.

"Infine, aggiungo che in questi due anni e mezzo i miei pazienti mi reclamavano nel mio reparto di ematologia essendo in aspettativa. Ciò che è stato creato a Taranto con tanto sacrificio - grazie al supporto di tanta gente e competenze - e che costituisce un riferimento nella città più inquinata d’Italia, si stava disgregando troppo velocemente".  

In che senso?

"Una realtà, una politica, dominata da una velocità esasperata di comunicazione effimera, rispetto tutto quanto è stato creato concretamente e col sudore della fronte, con la passione che ho dedicato  alla mia professione da medico, proprio non mi appartiene e quindi devo recuperare ciò che in questo periodo di aspettativa si stava disgregando, rientrando nel mio ospedale".

Vuole dire qualcosa a chi invece vorrebbe cimentarsi con la politica?

"Sento di sottolineare che fare il politico non può essere una moda, né un bisogno personale, né un riempitivo, e neanche un motivo di protesta ma deve costituire la costruzione di cose concrete di cui tanto la comunità, il popolo ha bisogno,cose positive di cui tutti possano usufruire".

Scritto da Redazione
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