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8 marzo, la retorica di Introna, mentre il Consiglio bocciava la parità di genere

Alla vigilia della festa della donna appare ricca di demagogia e retorica l'uscita del Presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna che, nell'augurarsi che il Consiglio Regionale possa procedere alla riapertura del processo di riforma della legge elettorale, non dimentica di lanciarsi in un lungo giro di parole per sottolineare quanto la Puglia sia all'avanguardia nella corsa alla parità di genere.

Salvo, però, dimenticare che proprio il Consiglio da lui presieduto non più di alcune settimane fa ha clamorosamente bocciato una norma che introduceva l'effettiva parita (50 e 50) nelle liste per le elezioni, con una votazione a scrutinio segreto.

Eh si, perchè mica i consiglieri avrebbero potuto apertamente schierarsi contro la norma, di iniziativa popolare.

“I temi della parità di genere - ha detto Introna - come quelli della cittadinanza attiva, vedono la Puglia in prima linea. Il percorso verso una crescita condivisa della società è certamente difficile, ma proprio questa consapevolezza deve rafforzare l’impegno ad andare avanti".

"Il Consiglio regionale della Puglia saprà trovare le risposte alle giuste rivendicazioni delle donne per l’equilibrio di genere negli organismi elettivi. Mi rendo testimone della sensibilità dell’intera Assemblea, che si mostra unita su nodi di autentica civiltà sociale come quelli delle pari opportunità".

Talmente sensibili che hanno pensato bene di chiedere il voto segreto prima e di bocciare la norma dopo, vero Presidente? Ma sarà... forse abbiamo noi la memoria corta. O forse certi concetti non vengono recepiti, o forse non vogliono essere nemmeno compresi.

"C’è tuttora un gap - dice Introna - tra il contributo fondamentale che le donne offrono ogni giorno alla nostra società e la loro presenza nelle Istituzioni elettive. Né le ammende, né le previsioni di gran parte dei sistemi elettorali hanno dato risultati fino ad oggi (ad eccezione della doppia preferenza secondo il modello campano. È necessario perciò realizzare un salto culturale, condividendo percorsi che riescano a condurre alla parità di genere: uomini e donne, pari responsabilità, uguali diritti e rappresentatività".

Giusto presidente. Non si spiega però la scelta fatta dal Consiglio. Ad oggi noi prendiamo atto della bocciatura della Regione Puglia con i fatti. Mentre a parole erano tutti daccordo.

"E in questa Giornata che celebra la parità femminile, non si può non ribadire un ‘NO’ fermo al femminicidio, alla violenza contro le donne, ad ogni tipo di molestia. Come non si possono non denunciare l’occupazione negata, la precarietà, le discriminazioni retributive, le difficoltà di coniugare famiglia, lavoro e carriera. L’impegno di tutti dovrà essere ad agire, a garantire uguaglianza, a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono di poter affermare, pienamente e finalmente: l’Italia è un Paese per donne”.

Noi, però, restiamo dell'idea che l'Italia dovrebbe essere un paese per tutti, dove merito e capacità vanno premiate a prescindere dal sesso. Siamo obsoleti, ce ne rendiamo conto. Ma siamo fatti così.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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