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Le riflessioni del defenestrato Fabiano Amati

Penso ... non faccio più parte della Giunta regionale. In una giunta da ‘combattimento’ non c’è posto per uno che non ha fatto il servizio militare :-)

La scelta l’ho subita, non c’è dubbio, ma forse era giusto così, perché negli ultimi mesi mi sono ritrovato a vivere un’esperienza amministrativa che non sentivo più vicina al mio desiderio di ‘spaccare’ il mondo, magari non riuscendoci ma almeno sognandolo.

Come mi capita sempre, entrai con paura (ma guai a darla a vedere) ed esco con un pizzico di rammarico (e che volete, sono umano) ma tanta serenità.

Mi sento sereno perché ho tentato di fare ciò che mi è stato possibile. 

Ci sono riuscito? Non lo so, non spetta a me dirlo.

In questi quattro anni (quasi) ho incrociato sorrisi di apprezzamento e volti di ostilità; i primi mi sono stati regalati generalmente dalle persone comuni e dai collaboratori, i secondi un po’ me li sono andati a cercare per via dell’ansia da prestazione (fare il proprio al più presto). Chi guarda in faccia le aspettative umane non può permettersi esitazioni, anche rischiando di apparire pignolo ed ostinato, cioè con un ‘brutto’ carattere.

Ho indirizzato il lavoro di tanti cantieri di opere pubbliche e di molte ho avuto la fortuna di tagliare il nastro, esperienza rara nell’amministrazione pubblica. Così facendo mi sono ritrovato a programmare finanziamenti per centinaia e centinaia di milioni, senza approfittarne e senza consentire che altri ne profittassero.

Esco dalla Giunta possedendo meno di quando sono entrato, ristorato però dal più di sapere accumulato con quest’esperienza, che potrò sempre usare nel mio ‘vero’ mestiere: non vengo dall’ufficio di collocamento per politici ma da uno studio professionale, il cui esercizio è ciò che mi rende libero ed anche un po’ ribelle e disobbediente.
La ribellione e la disobbedienza sono forse le cause di ciò che è accaduto? Può darsi, come è probabile che tutto stia fatalmente accadendo (e con la solita fortuna :-) ) solo per consentirmi una migliore combinazione, anche fisica, col verso giusto di questi anni sciagurati, cioè con la sofferenza e la coscienza della gente.

Staremo a vedere.

Nel frattempo, mi piace dirvi che ho avuto accanto a me dirigenti, tecnici e dipendenti di estremo valore culturale e scientifico, incardinati nell’assessorato, nell’Autorità di Bacino e nell’Autorità Idrica Pugliese, non conosciuti al grande pubblico perché non c’è gloria per chi si occupa del sottosuolo: le famiglie sappiano essere fiere di loro, così come lo sono io.

Porto con me l’orgoglio di aver contribuito a risanare e rilanciare la più grande opera pubblica del mondo, per noi è un’epopea: l’Acquedotto pugliese. In quell’azienda lavorano centinaia di persone che tengono all’Acquedotto come si tiene ad un figlio e che negli ultimi anni hanno dato solo da bere e sparecchiato le tavole imbandite, nella speranza che mai più a qualcuno possa venire in mente di riaprire la cucina. A loro, tutti, il mio ringraziamento più dolce.

Ho avuto modo di guardare la morte in faccia, crollo di Barletta, esplosione alla Sanofi Aventis, attentato di Brindisi, alluvione di San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, esplosione di Conversano, immigrati mai arrivati per sfortunate traversate ed altre piccole o grandi tragedie, alcune con morti che camminano e che bisogna riportare urgentemente in vita: tra tutte di questo tipo, il dissesto di Lesina marina. Ho tentato di essere sempre sul posto e sul ‘pezzo’, come si dice, a portare la nostra organizzazione di Protezione civile regionale che nel tempo è divenuta sempre più potente, grazie soprattutto agli instancabili e monumentali volontari.  A loro che dire? Vi voglio bene.

Ora che ho sfogliato un’altra pagina, per fortuna in età relativamente giovane, mi sento nelle condizioni migliori per contribuire a preparare il futuro, con l’ansia, la ribellione e la disobbedienza che posseggono solo le persone ragionevoli. 

Farò questo dal mio scanno di Consigliere regionale che mi offrirono i Cittadini della Provincia di Brindisi nel 2010, con preferenze, per onorarlo e senza decreti. Tra questi Cittadini consentitemi di citare in particolare i miei amati concittadini e con loro la mia Città, Fasano. Se sono qui e nella possibilità di rilanciare il senso del mio impegno lo devo soprattutto a loro.

Ed ora al lavoro, io tentando di onorare il mandato (si può fare bene o male ovunque si sieda) e voi ad osservarmi come i più inflessibili e ‘rumorosi’ vigilanti. Come sempre, del resto, e senza alcuna paura.

Fabiano Amati

Scritto da Redazione
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