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Pd, a Marino viene il mal di pancia. Vendola minaccia di mandare tutti a casa

Tre esclusi eccellenti: Marida Dentamaro, Fabiano Amati, Maria Campese, Guglielmo Minervini si vede sfilare i trasporti per assegnarsi lo Sport, la vicepresidenza tolta a Loredana Capone per assegnarla ad Angela Barbanente, un assessore "con la valigia" come Antonio Decaro, che ha ricevuto la nomina di Vendola appena sbrigare le prime pratiche burocratiche per il suo ingresso in Parlamento.

Il Pd regionale non ha certo di che gioie dopo la delibera di formazione della giunta Vendola-Ter. Un vero e proprio "tzunami" che ha travolto il più grosso partito della maggioranza di centrosinistra alla Regione Puglia, uscito praticamente alla pari con Sel in Giunta. Una cosa che a Sergio Blasi non è andata affatto giù.

La richiesta è ufficiale. Prima di accettare qualsiasi incarico di giunta per i rappresentanti del Pd prima c'è da discuterne. La risposta di Vendola è stata, da par suo, chiara e senza equivoci. Ma quello che proprio non è andato giù al Pd è l'ingresso al bilancio, al posto di un esponente del Pd, di un Montiano di Scelta Civica, quel Di Gioia che, eletto con il Pdl ha poco prima delle elezioni (in cui era candidato con Monti), lasciato il gruppo ed aderito al Gruppo Misto.

A parlare oggi per esternare tutta l'amarezza del Pd è Dino Marino, che però non si ferma ad una riflessione, come ha fatto Blasi nella giornata di ieri, sulle prerogative del Pd, ma lancia anche una seria accusa al proprio partito.

“Nel centro sinistra pugliese è utile e urgente fare chiarezza per comprendere dove sia finita la ‘Puglia migliore’, se con 350mila voti in meno rispetto alle politiche del 2008, si registra il calo peggiore per il centrosinistra. Con questi risultati la stagione della primavera pugliese sembra morta e sepolta. Dunque, la riflessione è d’obbligo così come è urgente individuare gli strumenti per risvegliare la primavera pugliese e ricostruire, qui e ora, quella sinergia tra politica e società civile che  ha permesso - sino al 2010 - un profondo cambiamento in Puglia".
"Vendola - prosegue Marino - con la complicità del gruppo dirigente del PD ha reso questa legislatura assolutamente precaria per via della sua ambizione personale di correre per una leadership nazionale. Dopo il suo ridimensionamento è tornato in Puglia a fare il bello ed il cattivo tempo ed in meno di una settimana ha nominato una nuova giunta, da lui definita ‘da combattimento’, senza sentire minimamente il bisogno di avviare una discussione seria su come rilanciare il centrosinistra e la Puglia, su come tornare a interloquire con quella società civile che aveva creduto in lui e nella sua maggioranza".
"Vendola ha pescato in casa PD senza che nessuno abbia parlato; in giunta ha annullato la componente moderata del PD, non solo ha aperto ai montiani, ma ha loro affidato addirittura la delega assessorile al Bilancio. Così non va. E non discuto dell’autonomia del presidente a nominare la nuova giunta. Semplicemente non condivido il fatto che alla maggioranza che lo sostiene sia permesso solo di alzare la mano per dire si. Ricordo che questo è lo stesso modo di fare che in questi anni ci ha portato ai risultati negativi delle politiche, tuttavia sembra che tale sconfitta possa essere assorbita e superata dalle stesse persone che l’hanno provocata autorizzando il ricorso a metodi dannosi sotto il profilo elettorale".
"Questo mio sentimento, per ora, non trova solidarietà e condivisione nel partito. Però se non si avvia una discussione vera in esso e all’interno della maggioranza regionale, ridisegnando i ruoli e  la “mission” del centro sinistra - decidendo insieme il da farsi da qui sino al 2015 - si mette in discussione la mia stessa appartenenza al gruppo PD".

Sono passate alcune ore dalla nomina della nuova giunta e solo lunedì prossimo il più grande gruppo della maggioranza si riunirà, forse, per poter prendere atto che oramai i buoi sono scappati”.

Intanto Vendola risponde per le rime a Blasi.

"Se il Pd ritiene che questa giunta sia una menomazione del prerogative del partito di maggioranza relativa e propone di limitare l'autonomia del presidente, poco male. Al Pd toccherà trovarsi non solo un altro governo, ma soprattutto un altro presidente. Le mie dimissioni sono a disposizione".

Il che equivale a dire che se le cose non stanno bene, si può anche chiudere baracca e burattini ed andare al voto.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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