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Il consiglio regionale ricorda l'eccidio delle Fosse Ardeatine

Giovedì 21 marzo, alle 10, nell’Aula consiliare, in via Capruzzi, il Consiglio Regionale commemorerà l’eccidio delle Fosse Ardeatine (69° anniversario) e il sacrificio delle vittime pugliesi. Con il presidente dell’Assemblea, Onofrio Introna, capigruppo e consiglieri, parteciperanno Autorità civili e militari, rappresentanti dei Corpi dello Stato, delle Istituzioni e delle Amministrazioni comunali d’origine dei caduti.

L'eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito all'attentato di via Rasella compiuto dai partigiani italiani contro le truppe germaniche avvenuto il giorno precedente. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione.

Il 23 marzo 1944 ebbe luogo un attentato contro l'11a compagnia del III battaglione dell'SS-Polizei-Regiment "Bozen" in via Rasella, per iniziativa di partigiani dei GAP Gruppi di Azione Patriottica delle brigate Garibaldi, che ufficialmente dipendevano dalla Giunta militare che era emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale.

Il massacro fu organizzato inj meno di 24 ore, senza seguire nessuna delle procedure di guerra previste dalla Convenzione di Ginevra, e fu eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma.

L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente, causa la "fretta" di completare il numero delle vittime e di eseguire la rappresaglia, furono aggiunte 15 persone in più nell'elenco ed i tedeschi uccisero anche loro perché, se le avessero lasciate libere, avrebbero potuto raccontare quello che era successo.

I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere, o meglio rendere più difficoltosa, la scoperta di tale eccidio.

Alla cerimonia, che si svolgerà alla presenza di familiari dei caduti, delegazioni scolastiche e giovani del Parlamento degli studenti, interverranno dirigenti dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) e dell’Anfim (Associazione nazionale familiari dei martiri).

Vito Antonio Leuzzi, dell’Ipsaic (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea), ricorderà tra gli altri tre militanti pugliesi della resistenza romana fucilati a Forte Bravetta, sempre nella capitale, nel periodo dell’occupazione nazista.

Scritto da Redazione
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