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Ci risiamo: per le baresi l'aborto diventa impossibile

Bari - Puntuale come ogni anno si rinfocola la pluridecennale polemica sulla applicazione (o inapplicazione?) della Legge 194.

A conferma di questo è esplosa in questi giorni l’ennesima cattiva notizia per le donne baresi: all’Ospedale del San Paolo – unico presidio cittadino pubblico - tutti i medici si sono dichiarati obiettori di coscienza, verosimilmente per ragioni di coscienza ma  anche per non trascurabili ragioni di inadeguatezza organizzativa. 

"Non serve a nessuno  infatti nascondere l’esistenza di uno strisciante sabotaggio nei confronti di tutti gli operatori non obiettori messo in atto da parte dei dirigenti di Unità Operativa e di Presidio, di Direzione Generale e, non ultimo, da parte dell’Assessorato Regionale dimostratosi incapace in questi anni di richiamare alle proprie responsabilità i direttori generali delle ASL", denunciano in un comunicato le donne di "Un desiderio in Comune".

"E’ bene chiarire, infatti,  che  questo infernale e tristemente noto gioco dello scaricabarile se – innanzitutto -  penalizza le donne , produce in molti casi una mancata tutela  dei diritti degli operatori non obiettori, costretti a lavorare in condizioni di assoluta precarietà con orari e sedi inadeguate e costretti a subire penalizzazioni di carriera. Il paradosso è costituito dal fatto che il medico non obiettore – pur esponendosi a maggiori oneri e rischi – non è protetto da maggiori tutele (contenzioso, rischio professionale ecc.). Tutto ciò accade in Puglia, cioè nella regione sistematicamente indicata come luogo all’avanguardia sotto il profilo della difesa dei diritti delle donne". 

Ma questo appare soprattutto come immagine visto che "E’ bene ricordare che, invece, la Puglia continua a detenere in questo campo solo primati negativi: tasso di abortività, reiterazione delle IVG , inefficienza della rete consultoriale, ricorso al privato convenzionato, consultorio pressoché inesistente come luogo di certificazione e presa in carico, ecc" denunciano le donne. 

"E’ chiaro che – in assenza di una volontà politica che sia in grado di ottimizzare le risorse umane e strutturali nel pubblico – il privato convenzionato continuerà a fare la parte da leone, come i dati economici dimostrano ( 2,5 milioni di euro il costo annuo sostenuto dalla sola ASL Bari  per i privati). Alla nuova assessora alla salute Elena Gentile non chiediamo una task- force come tutti hanno sempre gattopardescamente proposto ogniqualvolta sia esplosa la polemica su questi temi, ma scelte concrete e semplici e peraltro già presenti negli atti del Forum sulla Salute delle Donne e nei successivi elaborati dei consulenti all’epoca individuati per la rielaborazione della rete consultoriale, delle IVG e dei punti nascita. 

Scelte concrete e semplici per noi vuol dire puntare ad una razionalizzazione delle forze e delle strutture a disposizione: il numero complessivo del personale non obiettore presente su tutto il territorio regionale sarebbe sufficiente a garantire un servizio efficiente. E’ ipotesi fantascientifica pensare di poter organizzare un servizio di IVG concentrando il personale non obiettore in 1, massimo 2 ospedali per ASL, magari promuovendo anche l’adozione della RU486 e mettendo queste strutture in collegamento con i consultori? 

Questo chiediamo alla politica: di abbandonare i proclami e le enunciazioni vuote e di   in maniera concreta, di stare dalle parte delle donne compiendo pochi ma efficaci atti concreti. E non venite a dirci che stiamo chiedendo la luna." 

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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