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Martedì la nuova edizione dei Formiconi di Tommaso Fiore

Si terrà martedì 4 giugno (alle 12,30, nella Sala Guaccero al secondo piano del Consiglio regionale a Bari) la presentazione della nuova edizione di “Formiconi di Puglia. Vita e cultura in Puglia (1900-1945)”, una delle opere fondamentali di Tommaso Fiore. Alla conferenza stampa interverranno, come annunciato, il presidente Onofrio Introna, il nipote dell’umanista e scrittore altamurano, Tommaso Fiore, già assessore regionale alla sanità e il direttore dell'Ipsaic Vito Antonio Leuzzi. Mariagrazia Lacaita rappresenterà la casa editrice di Manduria, specializzata in studi meridionalistici, che ha curato la riedizione del volume, pubblicato per la prima volta da Pietro Lacaita nel dicembre 1962.

“Formiconi di Puglia” completava il trittico avviato da “Un popolo di formiche” (Laterza 1952) e proseguito con “Il Cafone all’inferno” (Einaudi 1956) ed è sempre un saggio sulla Puglia. Oggetto d’indagine non sono le classi lavorative e la civiltà contadina ma la cultura regionale, in particolare il rapporto tra intellettuali e politica nella prima metà del ‘900.

“Dalle sue pagine viene in luce tutto un filone di dignità civile, di oscure lotte per ‘ridurre a cittadini i selvaggi di Puglia’”, un percorso di formazione civica, di cittadinanza: così Alessandro Galante Garrone recensiva nell’agosto 1963 il saggio critico di Fiore, presentato a Roma nel gennaio precedente. Nato ad Altamura nel 1884 e morto a Bari nel 1973, laureato in Lettere a Pisa, militare nella Grande Guerra e protagonista del movimento combattentistico in provincia di Bari, è stato sindaco della città natale nel 1920. La carriera pubblicistica lo vide collaborare con Salvemini, Gobetti, Nenni e Rosselli. Antifascista e fondatore del movimento liberal socialista, fu al confino nel 1942 e di nuovo in carcere nel 1943, tre mesi prima della caduta del regime. Attivo nel gennaio del 1944 nel Congresso di Bari dei CLN, dopo l’esperienza nel Partito d’Azione si iscrisse al PSI e collaborò a riviste e quotidiani nazionali (anche l’“Avanti!” e “Paese Sera”).

“Per tornare a noi formiche noi siamo, formiche ci sentiamo, o poco più su, formiconi di Puglia”, scriveva, riconoscendo però ad altri la paternità del termine. Dopo un comizio di Giuseppe Di Vittorio ad Andria, “si andò alla Camera del lavoro e lì ridevano i contadini accennando a me: È quello delle formiche. E poi additarono l’oratore e gli altri della presidenza: Quelli sono i re delle formiche, diceva uno e un altro soggiunse: Sono formiconi”.

Scritto da Redazione
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