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Tariffe Arif: l'intervento di Marmo

 

Continua a far parlare di se’ la vicenda relativa all’aumento (poi stoppato) delle tariffe idriche per gli impianti di irrigazione in concessione.

Recentemente la Giunta Regionale ha  rideterminato le tariffe da applicare agli impianti regionali collettivi di irrigazione in concessione (delibera n. 858 del 3.5.2013), disponendo quasi il raddoppio delle stesse, poi è seguito l’immediato recepimento ed  approvazione delle nuove tariffe da parte dell’ARIF (D.D.G.  n. 184 del 20.5.2013) ed , infine, si è assistito ad una successiva, forzata, marcia indietro con la sospensione degli effetti e degli aumenti.

A  giustificazione di questo spropositato aumento delle tariffe la Giunta regionale ha fatto riferimento ad una strategia della Regione per la razionalizzazione e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse irrigue disponibili, ma anche per scoraggiare l’uso dei pozzi in agricoltura.

Sulla questione è intervenuto il Consigliere Regionale PDL Nino Marmo, Vice-Presidente del Consiglio Regionale ed in passato Assessore all’Agricoltura.

Marmo ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Regione ed agli Assessori alle Politiche Agricole ed al Personale.  

“In realtà – osserva Marmo - anche a seguito della dura protesta di tutto il mondo politico e dei rappresentanti del mondo agricolo, è stato evidenziato che il deliberato aumento doveva servire a finanziare la costosa e complessa macchina organizzativa della stessa ARIF”.

Altro che razionalizzazione e ottimizzazione! Il piano era di far coprire agli agricoltori pugliesi gli sprechi dell’Arif!

“Si possono fare- prosegue Marmo - le seguenti riflessioni:  1) all’interno dell’ARIF operano circa 1.200 unità lavorative, per le quali, in ragione di diversi rapporti di lavoro, vengono applicati diversi contratti di lavoro: gli operai ex stagionali usufruiscono del contratto di settore; agli operai ex dipendenti regionali viene applicato il contratto pubblico; a quelli provenienti dalla ex SMA, a tempo determinato, il contratto del terziario. Questo comporta il riconoscimento di retribuzioni notevolmente differenti per lo svolgimento di lavori identici; 2) per finanziare questa contorta struttura, con il problema di dover coniugare il dovuto livello di servizi idrici e boschivi sul territorio regionale, l’Assessorato regionale competente ha deciso di aumentare le tariffe irrigue, suscitando polemiche e proteste da tutte le parti, per poi fare retromarcia ed obbligare il Direttore Generale dell’ARIF a sospendere detta decisione. Ne deriva che la soluzione prescelta comporta che la differenza fra costi dell’acqua fornita e le somme versate dagli utenti sia a carico della Regione, con dispendio di elevate risorse finanziarie pubbliche”.

“IN  questa realtà –prosegue Mamo- sono obbligatori: la massima trasparenza del sistema, così come congegnato, da sottoporre all’attenzione della politica e del sindacato; la riduzione dei costi sostenuti dall’ARIF, che dovrà tenere ben distinto il settore irriguo da quello forestale, con l’immediata applicazione dell’art. 32 comma 1 della L.R. 28/12/2012 n. 45. Non è assolutamente accettabile una strategia regionale rivolta a scoraggiare l’impiego in agricoltura delle acque del sottosuolo”.

E il consigliere del Pdl rilancia ancora.

“Una buona politica agraria ed idro-geologica non va esercitata scoraggiando l’utilizzo dell’acqua del sottosuolo, ma piuttosto attraverso l’attuazione di piani territoriali, rivolti allo stesso tempo allo sviluppo dell’agricoltura ed alla tutela delle falde acquifere, precisando i tempi da rispettare e le modalità da seguire. Necessario, infine, razionalizzare i noti e diffusi sprechi di acqua, le scelte di colture agricole in terreni ad esse poco adatti, la realizzazione di nuovi invasi di acqua da destinare all’irrigazione, la rivisitazione dei contratti con l’ENEL, adeguando le potenze impegnate ai consumi effettivi.”

Infine Marmo chiede a Vendola ed Assessori:

1) se intendono far applicare immediatamente alla Direzione dell’ARIF la norma contenuta nell’art. 32 comma 1 della L.R. 28/12/2012 n. 45, che prevede per tutti i dipendenti dell’ARIF l’applicazione del CCNL degli Enti Locali;

2) se intendono far attuare alla Direzione Generale dell’ARIF una razionale utilizzazione della forza lavoro attraverso una netta distinzione tra le attività svolte dagli operai irrigui da quelli boschivi;

3) se esiste un piano di manutenzione e/o riabilitazione degli impianti irrigui;

4) quali progetti sono stati avviati con i finanziamenti europei ottenuti tramite la misura  226 del PSR 2007/2013 e quale è lo stato della loro realizzazione;

5) se hanno valutato di attuare, per un ulteriore risparmio di risorse pubbliche, adeguati piani territoriali, rivolti allo stesso tempo allo sviluppo dell’agricoltura ed alla tutela delle falde acquifere, precisando i tempi da rispettare e le modalità da seguire; 

6) se hanno valutato, sempre nell’intento di diminuire la spesa a carico del bilancio regionale, di razionalizzare i noti e diffusi sprechi di acqua, di ottimizzare le scelte di colture agricole in terreni ad esse poco adatti, di realizzare nuovi invasi di acqua da destinare all’irrigazione, di negoziare la rivisitazione dei contratti con l’ENEL, adeguando le potenze impegnate ai consumi effettivi.

Scritto da Redazione
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