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Piano paesaggistico, come la tela di Penelope

 

PPTR, ovvero Piano Paesaggistico Territoriale Regionale. Due mesi di ripensamenti, decisioni, passi in avanti e indietro, richiami all’ordine,

Nel caos che dall’inizio di agosto si sta trascinando (e continuerà così fino al 9 novembre prossimo), poche sono le certezze: da una parte un piano, fortissimamente voluto da Nichi Vendola e soprattutto dall’Assessore Angela Barbanente. Un piano che possa da un lato trovare collocazione mediando tra le centinaia di piani, progetti e predisposizioni comunali nella caotica materia della programmazione urbanistica; dall’altra i partiti ed i gruppi consiliari della Regione Puglia che continuano a chiedere cambiamenti, aggiustamenti, rivisitazioni ed emendamenti.

Ad intervenire è Ignazio Zullo, capogruppo Pdl.

“La riadozione del PPTR preannunciata dall’Assessore Barbanente in accoglimento delle tesi sostenute dal Gruppo Pdl saranno oggetto di confronto con i Sindaci del centrodestra dei Comuni della Puglia e con il Presidente dell’ANCI regionale Sen. Luigi Perrone e dell’UPI-Puglia dott. Francesco Schittulli, Presidente della Provincia di Bari. Perché essa non sia un mero escamotage procedurale , ma sappia raccordare la salvaguardia del valore costituzionalmente sancito del paesaggio con le ragioni dello sviluppo sostenibile dei territori,  è opportuno che tali ragioni siano raccolte e rappresentate”.

L’incontro si terrà presso la sede regionale del Popolo della Libertà questo pomeriggio.

Ma sulla stessa linea è anche il Partito Democratico.

Non a caso, infatti, per domani è stata organizzata dal Gruppo consiliare del Partito democratico un incontro con i giornalisti per discutere del Piano paesaggistico territoriale.

Ma di certo c’è anche che in pochi hanno capito di cosa si tratta, e quale valenza ha questo strumento urbanistico. Da un lato deve correggere ed eliminare centinaia, forse migliaia di errori, mancate trascrizioni e perfino mappe sbagliate, che nel corso dei decenni hanno finito per mortificare i piani paesaggistici locali, immersi in una marea di ricorsi. Non da ultimo è indispensabile dotarsi di un piano organico ed omogeneo, valido per tutti i tanti e diversi settori territoriali di cui la nostra regione è formata.

Discuterne è cosa buona, ripensare forse è necessario, ma si giunga presto alla fine di un iter che promette di essere sempiterno.

Uno strumento tecnico che piace poco alla politica. Saranno sufficienti, dopo le proroghe e la riadozione, i tempi concessi ai Comuni per presentare le proprie osservazioni? Secondo noi no, e forse non sarebbero sufficienti nemmeno due anni… purchè non si faccia come Penelope, che di giorno tesseva la sua tela e di notte la disfaceva. In silenzio.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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