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Gruppi consiliari. La Regione infila la strada opposta

 

Il Governo di Mario Monti, dopo lo scandalo Fiorito alla Regione Lazio, aveva introdotto un primo, lieve, correttivo, sottoponendo anche i bilanci dei gruppi consigliari regionali al controllo della Corte dei Conti, con la speranza di ridurre sprechi e ruberie.

La Regione Puglia, non gradendo nemmeno questa forma lieve di controllo, ha approvato una norma, che aggira ed elude la legislazione nazionale.

I gruppi consigliari non sono più articolazioni pubbliche della Regione, e quindi sottoposti al controllo della Corte dei Conti, ma mere associazioni private fra consiglieri. Facile gridare allo scandalo. Ce ne asteniamo. Servirebbe a poco, contro una Regione già vituperabile per molte e anche più gravi ragioni.

Ci limitiamo ad evidenziare che la Regione ha imboccato la strada sbagliata ed esattamente opposta a quella che sarebbe auspicabile. I partiti, e quindi anche i gruppi consigliari, lungi dall'essere mere associazioni di fatto, dovrebbero avere personalità giuridica, essere disciplinati con legge e a questa soggiacere.

Certo, trattasi di competenza parlamentare, ma la Regione, con questa sua furbizia, ha dato un pessimo segnale politico e una indicazione nettamente contraria al rinnovamento normativo, di cui l'Italia ha sempre più urgente bisogno.

Scritto da Salvatore Tatarella
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