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Future in research - loro progettano, l'Università se ne appropria, e chi lavorerà?

Dopo anni di attesa e numerose incertezze, finalmente il 6 dicembre è stato pubblicato il bando Future in Research, che consente ai numerosi aspiranti ricercatori pugliesi, di trovare un loro posto nel disastrato mondo dell’Università.

La notizia del bando, già trapelata a fine ottobre, aveva fatto ben sperare i numerosi studiosi pugliesi grazie all’accordo raggiunto dopo ben due anni di trattative tra Università degli Studi Bari e Regione Puglia e che porterà allo stanziamento da parte di quest’ultima di 26 milioni di euro per la ricerca, ripartiti tra Bari, Lecce e Foggia. I fondi serviranno per finanziare l’assunzione a tempo determinato (si parla di tre anni) di 170 ricercatori universitari di tipo A (ossia di durata triennale prorogabili per soli due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte) ripartiti tra atenei pugliesi e Politecnico di Bari.

Fin qui, nulla da rimproverare alle buone intenzioni della Regione Puglia.

Ma leggendo il bando, scorrendolo in tutti i suoi punti cardine necessari alla sua pubblicazione, scopriamo che gli aspiranti ricercatori dovranno presentare una propria idea progettuale, valida e convincente (ovviamente) che la Regione si riserva di analizzare e studiare attentamente.

Qualora questa idea progettuale fosse adeguata ai criteri stabiliti dalla commissione, in fase di compilazione della domanda i proponenti dichiareranno: «di autorizzare la Regione Puglia, rilasciando in tal senso ampia ed incondizionata liberatoria, ad utilizzare l’idea progettuale nell’ambito delle attività di cui all’intervento denominato FutureInResearch, con facoltà della Regione Puglia di fornire alle Università pugliesi tutto il materiale prodotto dal proponente affinché, sulla base di tale materiale, le Università pugliesi realizzino le attività di ricerca ivi descritte, così come previsto al precedente art. 2».

Che motivo c’è di appropriarsi dei progetti di ricerca tanto sudati dagli aspiranti ricercatori se poi teoricamente gli stessi potrebbero non vedersi più riconosciuto un posto che almeno per merito, dovrebbero ricoprire giustamente?

Scritto da Roberto Mastrangelo
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