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Patto di stabilità, una boccata d'ossigeno per Comuni e Province

 

Saranno circa novantasei milioni di euro, in spazi finanziari, l'ammontare complessivo che la Regione Puglia potrà distribuire fra Province e Comuni pugliesi attraverso lo strumento del Patto di stabilità regionalizzato verticale incentivato. Una vera e propria boccata d'ossigeno per le Comunità locali.
Regione ed enti locali hanno dovuto far ricorso ad un espediente per poter garantire l'attivazione del patto quest'anno ed evitare che, come l'anno scorso, comuni e province restassero a secco. L'applicazione del comma 517 dell'articolo 1 della legge di stabiltià 2014 ha consentito, difatti, alla Regione Puglia di acquistare spazi finanziari dalla Regione Sicilia e di poter quindi siglare un accordo con le associazioni regionali di Anci e Upi.
Dei novantasei milioni il 25%, circa 24mln, andrà alle provincie, mentre il restante 75%, circa 74mln, andrà ai comuni pugliesi. La quota di spettanza ai comuni è a sua volta ripartita per il 50% ai comuni grandi, oltre i cinquemila abitanti, e il restante 50% ai comuni fra i mille e i cinquemila.

La Regione ha così evitato che si disperdessero risorse legate alla attivazione del patto, in quanto impossibilitata a cedere quote del proprio obiettivo di patto. "Lo abbiamo fatto per senso di responsabilità - ha affermato il presidente della regione Nichi Vendola- Ci siamo fatti carico dei problemi dei comuni e delle provincie pugliesi".

"Resta il fatto che la Puglia è sfavorita rispetto alle altre regioni perché ha quota pro capite più bassa - ha aggiunto l'assessore Leo Di Gioia-. Rinunciamo a ottanta milioni di risorse per ottenere spazi e soddisfare le domande dei comuni. Ma tutto questo è frutto di una legge irragionevole che nega alla Regione Puglia l'accesso agli incentivi collegati all'attivazione dle patto di stabilità interno verticale incentivato, finalizzate a compensare la riduzione delle risorse trasferite". "Adesso auspichiamo passi la norma che prevede la nettizzazione dei fondi comunitari, di circa un miliardo e sette, che consentirebbe alla Puglia una forte iniezione di liquidità".

"Il risultato ottenuto dalla collaborazione interistituzionale è eclatante ed è sotto occhi di tutti -ha affermato Massimo Mazzilli, in rappresentanza dei comuni pugliesi- ma, resta il fatto che il patto è uno strumento stupido se consideriamo che ad ogni passaggio di risorse da un ente all'altro il patto va ricalcolato".

 "È stato creato un assurdo meccanismo di sviluppo competitivo che comprime i comuni e il territorio pugliese, che resta indietro". Ha aggiunto il referente alla finanza locale di Anci.

Il buono stato di salute dei comuni pugliesi emerge chiaro dai dati. I comuni con popolazione superiore ai cinquemila hanno chiesto spazi per oltre 350mln, sinonimo di una disponibilità di cassa importante. A loro andranno circa 36mln suddivisi in maniera proporzionale fra i richiedenti. Stiamo parlando di un sollievo di circa il 12% degli spazi richiesti.

Il meccanismo del patto prevede, invece, che i piccoli comuni possano ottenere spazi sino al concorrimento dell'obiettivo di patto e questo fa sì che si crei un avanzo di spazi; anche perché i comuni di piccola dimensione in Puglia sono pochi. Quindi, nei piccoli comuni, lo spazio è eccessivo. Cioè le richieste sono più basse dello spazio a loro disposizione. Quindi, piccoli comuni accontentati al 100% ed esubero degli spazi che però non potranno restare in Puglia e, come da legge, torneranno allo Stato e saranno ridistribuiti nelle altre regioni. "Questa- ha aggiunto Mazzilli- è un'altra assurdità che l'Anci Puglia cercherà di eliminare attraverso un intervento legislativo di concerto con Regione e Upi".

Scritto da Fabio Paparella
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