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118: basta con le diversità di comportamento tra le Asl pugliesi

Che la sanità in Puglia non sia il massimo della virtuosità lo sappiamo e lo scriviamo da tempo. Ma a che si possano raggiungere livelli di caos talmente elevati ancora non ci siamo abituati.
Mentre si parla tanto dei Centri unici di acquisto per armonizzare prezzi e spese, mentre si taglia e si sforbicia allegramente quà e là (dando sempre la colpa a quel cattivone di Monti), mentre si spendono centinaia di milioni di euro per costruire e gestire ospedali insieme agli "amici" (eclatante l'esempio di sperpero di denaro pubblico che stava per essere fatto a Taranto, salvo un passo indietro veloce e tardivo all'ultimo secondo), il nuovo caso pugliese riguarda i lavoratori impegnati nel 118. Che fine devono fare?
La Asl di Lecce assume dal primo febbraio 2013 46 operatori (15 autisti e 31 soccorritori) a tempo indeterminato. Quella di Brindisi, sulla scorta della delibera n. 2159 del 27 dicembre 2012 del direttore Valdo Mellone sospende l’appalto esterno in corso di aggiudicazione, l’azienda di Bari, invece, resta a guardare. Non si capisce più niente ed in Puglia cosa fa la mano destra resta clamorosamente ignoto alla mano sinistra.
E’ la situazione nel servizio di emergenza urgenza 118 in Puglia denunciata Massimo Mincuzzi, segretario provinciale della Filas di Bari. “Siamo sconcertati dall’atteggiamento schizoide della giunta Vendola sul tema delle internalizzazioni sanitarie – insiste Mincuzzi – oggi assistiamo ad un paradossale doppiopesismo tra le province dopo che le Asl hanno puntualmente disatteso in questi tre anni i criteri stabiliti in materia di internalizzazione dalla giunta Vendola nel 2011, con l’indicazione tassativa di assumere gli operatori del 118 in tutte le Aziende sanitarie”.
Sullo stesso argomento Massimo Cassano, vicecapogruppo Pdl in Consiglio regionale, si è detto molto preoccupato.
Il vicecapogruppo PdL in Consiglio regionale, Massimo Cassano ha diffuso la seguente dichiarazione:
“E' emergenza per la medicina delle emergenze affidata al servizio del 118. Ho incontrato una delegazioni di medici e di personale adibito ai soccorsi in Puglia e in particolare in provincia di Bari. Si tratta di una protesta sacrosanta da parte di soccorritori costretti a prestare la propria fondamentale opera al servizio della comunità in condizioni di forte sacrificio e precarietà. Le Asl stanno utilizzando in maniera inappropriata le risorse e appaiono sempre più incapaci di tutelare sia cittadini quanto medici, infermieri e soccorritori".
"Oltretutto - prosegue Cassano - l'assessore regionale alla sanità, Ettore Attolini, e con lui i manager delle Asl e delle aziende ospedaliere, fingono di non comprendere come in seguito ad uno scriteriato piano di rientro e di riordino, il servizio del ‘118’ appare uno dei pochi superstiti a garantire continuità assistenziale con il territorio.Ed invece si è costretti, per esempio, ad assistere ad un progetto per l’assistenza ai pazienti con infarto acuto del miocardio – progetto Ima – senza un’adeguata disponibilità di personale, esponendo così i pazienti ‘a rischi per la salute’ e il 118, già in cronica carenza di personale, a rischio di tilt".
Ma non basta. Molte delle postazioni non hanno infermieri in turno indispensabili per garantire il trattamento di questi pazienti. Inoltre, non è stata prevista alcuna sostituzione per l’equipaggio 118 impegnato nel trasporto secondario per garantire il servizio istituzionale ordinario per i casi di emergenza. 
Il che tradotto significa che il 118 deve garantire anche i casi di trasporto ordinario di ammalati. Ma se le ambulanze ed il personale indispensabile per lo straordinario deve occuparsi dell'ordinario, chi lo gestirà mai in Puglia lo straordinario? Attollini e Vendola, sulla questione, non rispondono.
Anzi, Vendola è troppo preso dalla campagna elettorale per perdersi in inutili chiacchiere sulla sanità pugliese. Lui le chiacchiere ormai le vende su scala nazionale.
Tutto questo con il ‘silenzio assenso’ delle Asl e della Regione.
Anche la Fimmg (federazione italiana medici di famiglia) ha espresso la propria solidarietà ai volontari, agli autisti ed agli infermieri del 118 pugliese, che, in questi giorni protestano per le loro condizioni di lavoro legato caratterizzato dalla precarietà.
"Si tratta - si legge in una nota Fimmg - di un servizio essenziale, quello dell’Emergenza Territoriale, fondamentale per garantire ai cittadini pugliesi il diritto alla salute che necessita di personale qualificato per svolgere questo compito importante. Un servizio che richiede oltre alla qualifica professionale anche serenità, che difficilmente un rapporto di lavoro precario può assicurare. Non si può pensare di garantire questo fondamentale servizio in maniera non strutturata e non stabile, consentendo ad esempio l’intervento di operatori, come i volontari, pagati con buoni pasto o con prestazioni occasionali".
Serve un servizio ben organizzato e le carenze dell’organizzazione non possono ricadere sugli operatori sanitari, pena il rischio che il servizio non sia garantito in maniera efficiente ed efficace.
"È il caso degli infermieri - sottolinea la Fimmg - molte delle postazioni del 118 sono carenti di infermieri. Ciononostante, le ASL autorizzano turni di lavoro “costringendo” i medici ad operare senza l’essenziale ed indispensabile apporto degli infermieri. Come è facilmente intuibile, è a rischio l’efficacia della prestazione in quanto gli interventi richiesti prevedono, anche sulla base dei protocolli ministeriali, la presenza sia del medico che dell’infermiere".
Intanto la Regione Puglia ha istituito una commissione regionale per valutare il rischio professionale e l’errore in medicina legato proprio alle carenze organizzative. Simili commissioni sono state anche istituite in tutte le ASL.
"Ma se da una parte la Regione e le ASL si mostrano sensibili ai problemi del risk managment - sottolineano i medici di famiglia - dall’altra ignorano completamente questo problema nel 118 e continuano ad obbligare i medici ad effettuare prestazioni senza la contemporanea presenza sia del medico che dell’infermiere".
In buona sostanza, l'unica scelta davvero coerente con gli standard che vengono richiesti nella sanità sarebbe quella di internalizzare il personale, anche in attuazione della D.G.R. 2477/11 per una attività fondamentale come il servizio di 118.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il consigliere De Gennaro (gruppo Misto ex-Pd). "Considerata la particolare rilevanza di tale delicato servizio di urgenza emergenza e in presenza di molteplici denunce pubbliche nei confronti dei soggetti privati che gestiscono attualmente le postazioni del S.E.U. 118, ritengo non più rinviabile l’internalizzazione del servizio 118 da parte delle Aziende Sanitarie Locali attraverso le società in house-providing operanti in  tutte le AA. SS. LL. della Regione Puglia, garantendo omogeneità di comportamenti da parte di tutti i direttori generali ed evitando ogni discriminazione tra i lavoratori addetti".
Scritto da Roberto Mastrangelo
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