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Il caso-Tedesco e le responsabilità politiche di Vendola

Un rinvio a giudizio non è una condanna. Lo sappiamo bene e, ci auguriamo che il senatore Tedesco e tutti gli altri imputati possano dimostrare la loro innocenza. Ma politicamente vale qualcosa. Per tutti e sempre. Vale a Napoli per Silvio Berlusconi, vale a Washington per Bill Clinton, e vale anche a Bari per Nichi Vendola.

Il senatore del Pd Alberto Tedesco, che formalmente aveva lasciato il Partito Democratico, scegliendo di aderire al gruppo Misto a Palazzo Madama, ma che in Puglia è ancora ben lontano dal lasciare la sua posizione di grande affabulatore di un certo centro-sinistra, capace di determinare e dire in maniera molto forte e chiara la sua sulle candidature, sarà processato, insieme con altre 18 persone tra cui l’ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino.

L’accusa è quella di fare parte, anzi in un certo senso di essere la mente di un sodalizio criminale che avrebbe gestito tra il 2005 e il 2009 nomine e appalti nella sanità pugliese, quando Tedesco era l'Assessore alla Sanità della Giunta Vendola. Lo ha deciso il gup del Tribunale di Bari Antonio Diella al termine dell’udienza preliminare, accogliendo le richieste del procuratore Lino Giorgio Bruno. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere, concussione, abuso d’ufficio, corruzione, falso, turbativa d’asta, truffa, rivelazione del segreto d’ufficio e peculato.

Oltre alle nomine e ai presunti concorsi truccati, sono cinque gli appalti milionari contestati, banditi dalle Asl di Bari e Lecce. Le posizioni di altri 14 imputati, che hanno chiesto di essere processati con rito abbreviato, saranno discusse nelle udienze dell’1 e del 15 marzo davanti al gup Diella.

Un rinvio a giudizio scontato, dicono negli ambienti giudiziari di Bari, per posizioni molto diverse da quelle che hanno portato, ad esempio, all'assoluzione del presidente della Giunta regionale Nichi Vendola.

Proprio su di lui, però, pende la più importante spada di Damocle di tutta questa vicenda.

Vendola era a capo della Giunta regionale. E si è sempre detto all'oscuro di tutto quello che faceva il suo Assessore alla Sanità. Non un assessore qualunque. Si badi. Ma quello che deve gestire l'87% delle risorse complessive del bilancio regionale.

Dando per scontato che quanto detto a più riprese da Vendola sia vero, resta il punto della sua responsabilità politica. Questa non può essere cancellata da una assoluzione. Vendola era, ed è, responsabile dell'amministrazione. Di tutta la sua amministrazione. Sempre e comunque. Lo hanno deciso i pugliesi nel 2005 e lo hanno confermato nel 2010.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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