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Ilva: i conti dell'Aia li pagheranno i lavoratori con la cassa integrazione

“Il prezzo dell’ambientalizzazione dell’azienda, di anni di incuria e di promesse mai mantenute da parte della proprietà, non può essere presentato solo ed esclusivamente ai lavoratori, che fin troppo hanno sopportato e sofferto, assieme ai cittadini di Taranto, una situazione insostenibile e drammatica”.

Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia, scandisce a chiare lettere l’opposizione netta del sindacato alla misura assunta dall’Ilva, che prevede la cassa integrazione per 6500 lavoratori.

“La proprietà, ancora una volta, maschera la propria incapacità gestionale – attacca Pugliese -   dietro minacce di bassa lega, puntando il coltello alla gola dei lavoratori. E’ un colpo basso a cui purtroppo l’Ilva ci ha tristemente abituati, un gioco al massacro che non può essere tollerato oltremodo. Non si può giustificare il ricorso alla cassa integrazione massiccia tirando in ballo le opere di bonifica quando da parte dell’azienda non si è mai fatto luce sul futuro della stessa. Dov’è il piano industriale che i Riva avrebbero dovuto presentare al vaglio del garante? E dove sono i congrui fondi a supporto? La verità è che si continua a navigare a vista, senza un progetto serio e lungimirante. E intanto si colpiscono i lavoratori, quando invece si potrebbe attingere, ad esempio dagli elevatissimi utili registrati nei 17 anni di attività, magari rilevandoli dalla cassaforte lussemburghese di famiglia, la Holding Fire Riva”.

Pugliese parla di “credibilità pressoché nulla da parte dell’Ilva”, ricordando che “fu proprio il presidente Bruno Ferrante a dichiarare che nessun lavoratore sarebbe stato collocato in cassa integrazione, bensì utilizzato per l’attività della stessa Aia”.

“Non ci stiamo e a queste condizioni non firmeremo alcun procedimento. Il numero di cassintegrati annunciati – chiosa il Segretario Generale della UIL regionale – oltreché deciso unilateralmente dall’azienda, calpestando così ogni diritto sindacale dei lavoratori, è inaccettabile e incomprensibile, assolutamente spropositato rispetto alle reali necessità dettate dal piano di risanamento imposto dalla normativa vigente. Pertanto invitiamo il garante Vitaliano Esposito, che già in passato ha dimostrato nella sua carriera in magistratura profondo raziocinio e buonsenso, a intervenire tempestivamente per rivisitare a fondo le intenzioni dell’azienda e per controllare, quindi, se effettivamente tutti i lavoratori che l’Ilva è intenzionata a inserire in cassa integrazione sono il risultato delle fermate degli impianti previste per la messa in opera di quanto previsto dall’Aia”.

Scritto da Redazione
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