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Taranto, duro colpo alla pesca di frodo

 

Una importante operazione è stata condotta nella tarda serata di ieri dagli uomini del Nucleo Operativo Difesa mare della Capitaneria di porto di Taranto congiuntamente a due pattuglie della locale Squadra nautica della Polizia di stato.

Dopo una lunga indagine, condotta anche con appostamenti  notturni eseguiti nei principali luoghi di sbarco del prodotto ittico catturato illegalmente (soprattutto novellame), le forze dell'ordine hanno individuato movimenti sospetti di individui, molti dei quali già noti per essere dediti alla pesca abusiva, nei pressi di un magazzino ubicato lungo la via Cariati.

Fatta irruzione nel locale, il personale ha rinvenuto occultate diverse cassette di “novellame”, per un quantitativo complessivo pari a circa 3 quintali, pronto per essere posto in commercio. Il prodotto sequestrato penalmente, avente un valore commerciale di oltre 9.000€, è stato, su disposizione della locale Autorità giudiziaria, prontamente informata dell’operazione in atto, donato a diversi Istituti di beneficienza locali.

Sempre nel corso dell’operazione è stato fermato ad un posto di blocco un FIAT Fiornino contenente a bordo diverse taniche di gasolio di contrabbando, prodotto immediatamente sequestrato unitamente all’autoveicolo, risultato tra l’altro privo di documento di circolazione e copertura assicurativa, mentre il conducente del veicolo, pregiudicato locale, è stato denunciato alla Autorità Giudiziaria per contrabbando e ricettazione.

Sempre  nel corso della giornata di ieri, nella mattinata, personale del Nucleo Difesa mare della Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Taranto nel corso del pattugliamento del territorio di competenza, ha individuato due pescatori subacquei abusivi intenti alla raccolta illegale del riccio di mare in località Torre Ovo del litorale jonico. Il prodotto illegalmente pescato pari ad oltre 3500 ricci di mare è stato immediatamente reimmesso in mare perché ancora vivo, mentre ai due individui è stata contestata una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 4.000 € ciascuno.

Un duro colpo è stato complessivamente inferto, quindi, alla pesca di frodo, che come è evidente oltre a creare danni irreparabili all’ecosistema marino, costituisce un danno gravissimo per il comparto della pesca “legale”, andando a sfruttare, quasi sempre con strumenti e metodiche dagli effetti devastanti sull’ecosistema, risorse ittiche ormai sempre più compromesse.

Scritto da Redazione
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