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Bridgestone, logistica e infrastruttura. L'Asi Bari non ha nulla da dire?

In queste ore le soluzioni per scongiurare la chiusura dello stabilimento della Bridgestone a Bari-Modugno si moltiplicano. Ognuno ha la sua ricetta. Per qualcuno è indispensabile un tavolo nazionale di concertazione. Così la pensa, ad esempio, Raffaele Fitto. "La notizia della chiusura, entro l'anno prossimo, dello stabilimento Bridgestone Europe di Bari arriva in un momento delicatissimo per il Paese. Ma diventa anche un monito alla politica perché si occupi dei problemi concreti che coinvolgono imprese e lavoratori, insieme all'economia di interi territori.Chiederò immediatamente l'apertura di un tavolo nazionale sulla questione perché si possa da una parte scongiurare una chiusura così disastrosa che manderebbe a casa centinaia di lavoratori, privando il territorio di una risorsa e dall'altra si possano esplorare tutte le soluzioni possibili, individuando le cause e ponendo una credibile strategia di intervento".

C'è chi, come Peppino Longo (Udc), sottolinea come l'annuncio sia avvenuto nel momento in cui un governo nazionale non c'è, e quindi tocca alla Regione Puglia prendere la situazione in mano. "L’annuncio della chiusura dello stabilimento barese della Bridgestone è una bruttissima pagina della storia della Puglia e che non può e non deve essere ‘stampata’. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare, tutti insieme e senza distinzione di ideologie e colori politici, per evitare che 950 cittadini e le loro famiglie vivano nell’angoscia. La mossa dei vertici aziendali arriva proprio nel momento in cui manca un Governo a livello nazionale e, quindi, diplomaticamente siamo più deboli: è per questo, dunque, che deve muoversi con vigore il governo regionale cercando di aprire un tavolo di confronto a livello nazionale e cercare la soluzione per evitare che i dipendenti Bridgestone perdano il posto di lavoro".

C'è anche chi, come Aldo Pugliese, segretario regionale Uil, ritiene sia utile un confronto tra Regione, Enti locali, azienda e sindacati per approfondire su quali siano le reali difficoltà logistiche ed infrastrutturali che hanno portato il colosso della gomma alla decisione di chiudere la fabbrica barese.

“In Europa - dice Pugliese - i produttori di gomme nell’alto di gamma resistono con risultati di tutto rispetto all’interno del mercato, pertanto ci domandiamo per quale motivo Modugno non possa essere utilizzato per produzioni di questo tipo, senza ricorrere in fretta e furia allo smantellamento dello stabilimento. Sollecitiamo pertanto l’azienda, la Regione Puglia, il Comune di Bari e quello di Modugno a dar vita quanto prima ad un incontro che coinvolga le parti sociali, con lo scopo di verificare le reali difficoltà che hanno indotto la Bridgestone ad assumere una posizione così radicale. Problematiche che, qualora dovessero persistere, andrebbero affrontate con estremo tempismo, smontando così ogni sorta di eventuale strumentalizzazione da parte dell’azienda”.

Insomma, di proposte sul tavolo ce ne sono tante. I punti sono, però, essenzialmente due.

1. l'azienda è disponibile ad una trattativa per modificare o recedere dal suo intendimento di chiusura?

2. si è parlato di gap infrastrutturali e logistici per la Bridgestone. L'Asi Bari nulla ha dire in proposito? E Michele Emiliano sulla questione?

Scritto da Roberto Mastrangelo
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