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Mafia: sequestrati beni per 100 milioni ad un clan di Gravina

 

Colpire la mafia nel portafoglio, ma al tempo stesso tutelare i cittadini onesti che, ignari, hanno acquistato immobili da società controllate da malavitosi.

Questo è quanto cercano di fare le forze dell'ordine.

Oggi un nuovo, ingentissimo, sequestro di beni riferibili al clan Mangione-Gigante-Matera, che partendo da Gravina di Puglia ha allungato le proprie ramificazioni nel barese, soprattutto ad Altamura, Casamassima e Turi, ed in Lombardia soprattutto con società edilizie in grado di vendere appartamenti a prezzi di assoluta concorrenza, in realtà riciclando denaro sporco di provenienza mafiosa.

Alle prime luci dell’alba di oggi i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un provvedimento di confisca di beni mobili ed immobili – emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari (collegio Presidente La Malfa – Marrone – Mattiace), nei confronti di un pluripregiudicato, intanto deceduto, di Gravina, con precedenti penali per omicidio, estorsione, rapina e associazione per delinquere di tipo mafioso.

L’uomo era ritenuto elemento di spicco del clan “Mangione-Gigante-Matera”, attivo in Gravina in Puglia e zone limitrofe.

Una cronologia che ha permesso agli investigatori di considerare l’attività criminale dell’organizzazione non solo ancora molto attiva sul territorio, ma con una “vivace” mentalità imprenditoriale che non conosce crisi di mercato, ma soprattutto non conosce crisi di liquidità. Società edilizie che dovendo riciclare denaro “sporco” sono in grado di competere sul mercato immobiliare a prezzi concorrenziali rispetto agli imprenditori edili onesti.

I sigilli sono stati apposti a beni riconducibili direttamente all’uomo ed a suoi congiunti, direttamente o attraverso prestanomi per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro.

In particolare sono state sequestrate 153 unità immobiliari (96 appartamenti e 57 locali commerciali, garage e magazzini) ubicati a Gravina in Puglia, Altamura, Turi, Casamassima, Bari, Gallarate (VA), Monfalcone (GO) e Corigliano Calabro (CS); 6 società di capitali costituite da imprese edilizie; 39 terreni ubicati ad Altamura, Gravina in Puglia, Turi e Casamassima; 26 conti correnti bancari.

Quella di Gravina, come è stato spiegato dai militari dell’Arma, è un’organizzazione malavitosa di stampo mafioso, fortemente radicata sul territorio, capace non solo di resistere ai continui arresti operati dalle forze, ma anche di disporre di ingenti quantitativi di denaro che vengono riciclati attraverso società finanziarie o società edilizie.

Un patrimonio che la Procura di Bari e la Sezione Misure di Prevenzione stanno continuamente “attaccando” nella convinzione che proprio la sottrazione dei beni ai clan malavitosi possa produrre i maggiori risultati sul piano della lotta anti-mafia.

L’indagine patrimoniale, avviata nel settembre del 2010, ha consentito ai Carabinieri di appurare che il tenore di vita e il patrimonio nella disponibilità del pluripregiudicato gravinese erano troppo sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati: con il provvedimento di confisca, il Tribunale ha ritenuto che si tratta di ingenti introiti derivanti da attività illecite che venivano riciclati e reinvestiti attraverso pseudo attività lecite.

Non è la prima volta che vengono sequestrati beni immobili e mobili al clan gravinese. Nel febbraio 2011 erano state sequestrate 98 unità immobiliari, quattro società, tre auto di grossa cilindrata e otto conti correnti per un valore complessivo di 30 milioni di euro; nel successivo mese di ottobre un altro sequestro a Bari e Turi: beni non direttamente intestati a lui, ma a persone di fiducia, attraverso la costituzione di due società edilizie che stavano reinvestendo gli utili dell’attività illecita, immobili, conti correnti, per un valore complessivo di 20 milioni di euro; dopo soli tre mesi un’altra operazione per un valore di 2,5 milioni di euro consistenti in 24 unità immobiliari nel comune di Turi in fase di ultimazione ed un libretto di deposito; a giugno 2012 un altro sequestro a Turi: una società con relativo complesso aziendale composto da 79 immobili per un valore di 15 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro.

Le aziende edilizie sequestrate sono rimaste attive durante il sequestro così consentendo, non solo il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche nuove assunzioni , l’ultimazione degli immobili in corso di costruzione e la consegna delle abitazioni ai privati cittadini che già avevano sottoscritto dei preliminari di acquisto. Sono stati inoltre venduti ulteriori immobili. In tal modo si è pervenuti alla confisca di tutto il denaro ricavato dalle vendite ed è stato incrementato il patrimonio sequestrato con l’acquisto di una ulteriore intera palazzina.

Il contrasto ai patrimoni illeciti diventa così uno dei mezzi, forse il più importante, per un serio contrasto all’attività delinquenziale. Privando i clan delle risorse economiche si riesce a depotenziare la loro capacità criminale più di quanto possa fare la detenzione in carcere. Le ingenti somme a disposizione, infatti, permettono ai capi clan non solo di “ri-inventarsi” come imprenditori che finiscono poi per agire sul mercato con spregiudicatezza a scapito dei veri imprenditori onesti.

Il sequestro e la confisca in oggetto hanno riportato trasparenza e legalità nel mercato e piena fiducia dei cittadini onesti nell’operato della Magistratura e Forze dell’Ordine.

Scritto da Redazione
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