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Uil: No allo scorporo Ilva e Fire

“Ilva e Fire sono un’unica cosa e pertanto sono ugualmente responsabili del danno ambientale provocato ed entrambi dovranno rispondere al principio europeo secondo cui chi inquina paga, garantendo, di conseguenza, l’applicazione dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) e il processo di ambientalizzazione degli impianti, assicurando le risorse necessarie, che dovrebbero aggirarsi attorno ai quattro miliardi di euro”.

 

Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia, invita “le autorità competenti a intervenire tempestivamente per non permettere alla famiglia Riva di imboccare facili scorciatoie per svincolarsi dai doveri a cui, per legge, è tenuta ad adempiere. Taranto non merita di essere sedotta, inquinata e abbandonata come un ferro vecchio”.

 

“Per anni – continua Pugliese – il gruppo Riva ha maturato utili di straordinaria entità anche e soprattutto grazie al gioiello di famiglia, l’Ilva. Utili che sono finiti, inevitabilmente, nella cassaforte della Fire. Utili realizzati anche infierendo sulla salute di tanti cittadini di Taranto. Ora è giunto il momento di risarcire il danno ed è quantomeno logico che le risorse provengano da quella stessa cassaforte che per tanto tempo si è riempita a dismisura per merito del lavoro di tanti cittadini tarantini e pugliesi”.

“Bisogna ripartire dall’Aia – chiosa Pugliese - la cui osservazione non può essere derogata. Le contestazioni mosse dal garante governativo, Vitaliano Esposito al cronoprogramma dell’Ilva non possono e non devono passare sotto silenzio, ma devono rappresentare un campanello d’allarme chiaro, a cominciare dai ritardi rispetto agli interventi sui nastri trasportatori del materiale nello stabilimento, sull’area di carico e scarico dei materiali, sui parchi minerali e sugli edifici asserviti alle aree di produzione. Ritardi che non possono essere tollerati oltremodo, giacché le risorse economiche per far fronte in maniera impeccabile alle esigenze legislative esistono e sono facilmente reperibili, attingendo, appunto, dalla Fire. La volontà ventilata da Ferrante e Bondi di far camminare l’Ilva ‘sulle proprie gambe’ ha tanto le sembianze dell’ennesimo pretesto per non rispettare, nei tempi e nei modi previsti, i vincoli dell’Aia. L’Ilva le proprie gambe le ha già e anche molto forti e resistenti. E fanno leva sulla Fire”.

Scritto da Redazione
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