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Tfa, quella tassa non dovuta, ma prevista...

 

Tfa. Tirocinio formativo attivo. Torniamo a parlare del corso, a pagamento (2500 euro cadauno) che oltre 700 pugliesi hanno deciso di seguire e sostenere per poter essere abilitati al prossimo concorsone per insegnanti.

Abbiamo già parlato (vedi l'articolo linkato in fondo) delle difficoltà che si sono create in Puglia non soltanto per comprendere bene le norme e le linee guida che fanno profonde chicane tra ore, crediti ed esami. Così come abbiamo detto che ad oggi c'è ancora il concreto rischio che alla fine nonostante la salata tassa di iscrizione, non si possano ottenere i crediti necessari, e quindi nemmeno (forse sarebbe più corretto dire perfino) l'abilitazione.

Oggi ci soffermiamo proprio sulla iscrizione. O meglio su una quota/parte dei 2500 euro dovuti da ogni studente all'Università di Bari.

Nel decreto numero 2007 dell’Università di Bari è previsto, all’articolo 8, comma 4 è testualmente scritto che “l’iscrizione al Tirocinio Formativo Attivo si perfeziona con il pagamento di una tassa e contributo di iscrizione, comprensivo della Tassa regionale per il diritto allo studio, di euro 2.500,00”.

La Regione Puglia, però, ha stabilito che per il Tfa non è dovuto alcun pagamento della Tassa regionale per il diritto allo studio. A deciderlo è stato l’Assessore al Diritto allo Studio Alba Sasso con una nota del 15 gennaio (numero 24) sottolineando come gli iscritti al Tfa in Puglia “non sono tenuti al pagamento della tassa per il diritto allo studio e che, pertanto, non usufruiscono dei servizi regionali offerti in materia dall’Adisu Puglia”.

Alcune Università, come ad esempio quella di Lecce, ha preso atto di questa indicazione della Regione Puglia, ed ha deciso di scorporare la quota di 140 euro dalla seconda rata dovuta dai tirocinanti. Lo scorso 13 marzo il rettore Domenico Laforgia ha, infatti, emanato un decreto in cui, alla luce della nota regionale ha previsto lo scorporo della tassa dalle rate ancora da pagare.

Bari ha, invece, fatto passare sotto silenzio la nota, senza alcuna decisione in merito.

La conseguenza è che mentre i tirocinanti di Lecce pagheranno 660 euro al posto di 800 nella seconda rata, i tirocinanti di Bari pagheranno 900 euro tondi tondi, compresa una tassa non dovuta che, a questo punto la domanda è lecita, a chi restano? Alle casse dell’Università di Bari o alla Regione Puglia?

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Scritto da Roberto Mastrangelo
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