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Tfa, chi ci spiega la strana frase del bando?

 

Quanto costa ai circa 700 ragazzi iscritti all’Università di Bari il Tirocinio Formativo Attivo? Un “corso” organizzato (eufemisticamente parlando) dall’Università, unica via per poter essere abilitati alla partecipazione ai futuri concorsi per entrare nei ruoli della scuola pubblica.

La prima versione del bando disponeva che “L’iscrizione al Tirocinio Formativo Attivo si perfeziona con il pagamento di una somma quale tassa e contributo di iscrizione, comprensivo della Tassa regionale per il diritto allo studio, pari a euro 2.500,00” (articolo 8, comma 4).

Successivamente il bando, con un decreto del Rettore di Bari Corrado Petrocelli (il numero 3025),dichiarava errata la dicitura del bando, correggendola in “L’iscrizione al Tirocinio Formativo Attivo si perfeziona con il pagamento di una somma quale tassa e contributo di iscrizione, comprensivo della Tassa regionale per il diritto allo studio, se dovuta, e dell’imposta di bollo, pari a euro 2.500,00”.

Dunque, gli studenti devono pagare 2500 euro, comprensiva della tassa regionale per il diritto allo studio, se dovuta. Altrimenti il costo della partecipazione al Tfa è di 2500 euro.

Quindi, qualora la tassa regionale per il diritto allo studio (144 euro) fosse dovuta, il costo del Tfa sarebbe di 2356 euro + 144 euro di tassazione per un totale di 2500 euro.

E se non fosse dovuta questa tassa?

Il costo per gli studenti resta di 2500, con un aggravio complessivo nell’ordine del 5.80%.

Perché questa precisazione?

Perché la Regione, con una nota del 15 gennaio (numero 24) ha stabilito che gli iscritti al Tfa in Puglia “non sono tenuti al pagamento della tassa per il diritto allo studio e che, pertanto, non usufruiscono dei servizi regionali offerti in materia dall’Adisu Puglia”.

Per cui a conti fatti il costo del Tfa dell’Università di Bari prevede un costo aggiuntivo non dovuto a carico degli studenti.

Che significa che una tassa è compresa nel costo “se dovuta”? Se non fosse dovuta perché il totale non viene decurtato dell’entità prevista per quella tassa?

Se il totale non fosse decurtato, dove vanno a finire questi soldi, se non nel computo complessivo del costo del Tfa, e quindi incassati dalla Università di Bari?

Perché l’Università di Bari ritiene la decurtazione della tassa un errore quando Lecce, invece, ha previsto espressamente il costo della tassa, ed una volta che è stata decisa la non applicazione, ha ritenuto di intervenire sul costo totale del Tfa?

In buona sostanza, perché iscirversi al Tfa di Lecce costa 144 euro in meno rispetto al Tfa di Bari?

Queste domande avremmo voluto sottoporle al prorettore Augusto Garuccio, a cui fa riferimento l’organizzazione dei Tirocini formativi attivi dell’Università di Bari, non soltanto per segnalare l’evidente disparità di trattamento, ma anche eventualmente per chiarire eventuali errori di interpretazione di una frase che, è evidente, può essere interpretata in più modi. In questi casi l’interpretazione autentica è quella che conta.

Si eviterebbe, così, il proliferare tra gli iscritti al Tfa, di versioni diverse della stessa norma che sicuramente non favoriscono la chiarezza.

Proveremo anche in questa settimana a sentire il prorettore o chi per lui, sperando di avere i necessari chiarimenti.

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Scritto da Roberto Mastrangelo
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