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Donne, violenza e mafia

da Rita Saraò, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ascoltando una lucida intervista rilasciata  dal capo della squadra mobile della questura di Foggia, l’ottimo Dr. Fabrocini, ad una giornalista di Telefoggia, sulla situazione della nostra città, mi sono ritrovata a riflettere sulla differenza tra l’essere mafioso  e l’adozione di un comportamento mafioso.  Il confine mi è sembrato davvero impercettibile infatti per affermare che una persona è mafiosa è necessario che il giudice abbia giudicato tale una persona mentre l’adozione di un comportamento mafioso, pur essendo sotto gli occhi di tutti non è percepito, dai più, come un reato ma semplicemente come un modus vivendi.  

 Cosa significa adottare un comportamento mafioso?

Per me significa per esempio:

1 essere violenti nei confronti dei più “deboli”, 

2 sfruttare le donne, spesso ragazzine, obbligandole alla prostituizione con la violenza, 

2 usare il proprio potere per fare raccomandazioni e praticare mobbing o stalking, 

3 usare il proprio denaro per ottenere protezioni pubbliche e private, 

4 chiedere il voto politico/amministrativo in cambio di promesse,  

5 occupare luoghi di lavoro in pubbliche amministrazioni senza fare il proprio dovere e/ usando il proprio potere per fare gli affari propri,

6 impadronirsi di un partito politico attraverso l’acquisto di innumerevoli tessere con lo scopo preciso di controllare la gestione della cosa pubblica,

 

Nella nostra città quante volte siamo state testimoni dei comportamenti elencati? E cosa abbiamo fatto? come abbiamo reagito?

Io sono colpevole, mi sento colpevole perché il mio alibi è sempre stato la presunta impotenza.  

Quante volte nella nostra città ho visto ragazzine prostituirsi, bulli fare violenza, politicanti fare il proprio interesse e non il bene pubblico, quante volte ho visto raccomandati essere assunti e fare carriera mentre giovani brillanti e sapienti restavano fuori perché non erano protetti da nessuno?  ed io cosa ho fatto? Niente, ho sofferto in silenzio, ho cercato alleanze senza successo. 

Ed io, madre, oggi mi sento colpevole per aver consentito agli uomini “potenti” di togliere la speranza alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi. 

Sono le donne, le madri , che devono uscire dal silenzio a Foggia così come fecero le “madri coraggio” in Calabria per difendere i propri figli. Sono le donne che devono avere il coraggio di unirsi affinchè il malaffare non possa più godere di quell’omertà che ogni giorno miete tante vittime 

Voglio ricordare che è stata una donna la prima testimone di giustizia della storia e sono sempre donne quelle che in Calabria stanno indebolendo la ‘ndrangheta: come Tita Boccafusca e Maria Concetta Cacciola, che hanno taciuto per sempre ingerendo acido muriatico. Dalla bocca sono uscite rivelazioni che non si dovevano fare e attraverso quella stessa bocca si lava via la tentazione di continuare, la disperazione di averci provato, il “disonore” di averlo fatto.

Noi donne foggiane vogliamo operare contro i comportamenti mafiosi per non essere più complici, per la salvezza delle nostre figlie e dei nostri figli. Da oggi abbiamo il coraggio di esporci per ripulire la città e mettere al bando tutti coloro che hanno comportamenti mafiosi. 

Le donne che vogliono possono scrivermi perché insieme abbiamo la forza necessaria per dire basta. Io non ho paura.

rita saraò

presidente associazione donne in rete

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Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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