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Nichi Muciaccia, comunista senza imbarazzi

Bari - Certo aveva avversari, ma nessun nemico. Nello studio di suo padre Francesco, insieme a lui si erano formati molti avvocati "di destra", se non proprio fascisti. Ne abbiamo sentiti, quasi per caso, un paio, qualche giorno prima che Nichi morisse. Nessuno di loro non ricordava i due genitori di Nichi, Don Ciccio (Francesco) e la Professoressa Idea, scomparsa da pochissimi anni, due vere leggende, autentiche leggende anche quando erano ancora in vita.

Una famiglia rossa, senza imbarazzi e infingimenti: dal padre avvocato che assisteva pro bono i braccianti iscritti alla CGIL, alla mamma che si chiamava così perchè il padre, a sua volta, voleva rendere omaggio all'Idea Socialista, quando queste due parole avevano un senso sacrale, mitico e mistico.

E Nichi fu un comunista vero, senza nessun imbarazzo, mai, nemmeno dopo il 1989, dopo la Bolognina, dopo il dissolvimento del PCI, con l'adesione convinta a Rifondazione Comunista e poi, per amore e stima, con quella cosa strana e rosacea come il popò di un neonato, che si sarebbe chiamata SEL, insieme a Vendola, duo quasi omonico, ma quanto diverso da lui.

Nichi non ha mai fatto carriera, grazie a SEL. Faceva parte di quel manipolo di coraggiosi e disperati che continuano a definirsi comunisti ma, grazie a dio, non debbono nulla al poeta di Terlizzi, non sono mai entrati nei suoi cerchietti magici fatti di falliti e carrieristi, portaborse o fattorini addetti alle fotocopie, con l'unico merito d'aver fatto un po' di campagna elettorale nelle Fabbriche.

Ultimamente Muciaccia era svilito, disgustato e deluso.  Trovava più soddisfazione a parlare con gli avversari che con i "compagni" fedeli al carrierismo e all'affarismo vendoliano. Aveva raddoppiato il suo impegno in Circoscrizione, impegno che lui onorava con la stessa adamantina convinzione di un Presidente della Repubblica. Uomo delle istituzioni sino al midollo, leale, colto, preparato, conosceva la Legge ma la declinava sui tempi e i modi dell'umanità.

Era lieto e fiero di quel quartiere "fascista" (nato durante l'epopea di Di Crollalanza) che da ricettacolo di anziani stava diventando multietnico e colorato come una piccola capitale europea, molto meno provinciale, decerebrato ed ingessato, dello stupidissimo e degradato Murattiano o del pericolosissimo Libertà, entrambi pezzi storici della città.

Quelli di Sel, forse i peggiori di questa canea di arrivisti che sta pullulando attorno a Vendola, si sono limitati a definirlo "compagno" sui manifesti, guardandosi bene da usare un aggettivo di cui Nichi andava fiero: comunista. Definirli pavidi e cretini è forse un complimento. 

Nichi soltanto, e parliamo di Muciaccia, avrebbe trovato le parole per distruggerli con un sorriso, il suo. Che forse è quanto ci mancherà di più di questo amico, compagno e maestro di tanti sessantenni baresi, un po' smarriti, ma mai depressi.

 

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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