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La Fiera di Patroni Griffi, tra cambiamento e privatizzazione

Da pochi giorni Ugo Patroni Griffi ha accettato l'incarico di presidente della Fiera del Levante. Una "patata bollente" che l'avvocato e docente universitario ha accettato ponendo due condizioni: un forte impulso alla privatizzazione dell'Ente e la gratuità della carica.

Due importanti premesse da cui si deve partire per cercare di capire come il neo-presidente intende muoversi e, soprattutto, per individuare un futuro per un Ente che, negli ultimi anni, da fiore all'occhiello di Bari e della Puglia si è trasformato in un contenitore pressocchè vuoto, per non parlare della perdita di appeal della campionaria, ormai ridotta a poco meno di un mercatino rionale con bancarelle e tanto caldo.

Abbiamo rivolto alcune domande a Patroni Griffi per cercare di capirne di più.

Presidente, sembra che la privatizzazione della Fiera sia stata ormai decisa. Non le sembra che forse c'è stata scarsa consultazione della comunità pugliese?

Devo premettere. Ad oggi c’è solo una designazione e una disponibilità. Quindi parlo a titolo strettamente personale. Ciò premesso, in linea di principio, ritengo che sia sbagliato enfatizzare le parole. La parola ‘privatizzazione’ in se e per sé è priva di significato. Infatti essa individua un ‘processo’ e non l’’esito’ dello stesso. Insomma un metodo. Quindi vi è ampio spazio per un dibattito pubblico sugli obiettivi da perseguire, sui tempi e sugli interessi pubblici da tutelare.

La fiera è stata per decenni un formidabile strumento di consenso politico. Ma non sembra sia riuscita a vincere il trascorrere del tempo e le mutazioni socio antropologiche sopravvenute. Come mai, secondo lei?

 Varie possono essere le ragioni. Da un lato vi è una generale avversione al cambiamento. I baresi tutti vorrebbero che la Fiera fosse quella della loro infanzia: luna park e profumo di merendine. Dall’altro il cambiamento richiede notevoli risorse (umane ed economiche) che oggi, a causa della crisi, non è sempre agevole reperire  

Qual è la Sua idea per il futuro della Fiera? 

Non è possibile per me rispondere a questa domanda. Sono troppi i documenti contabili che devo ancora analizzare. Da cittadino auspicherei che la Fiera da evento stagionale divenisse un centro di aggregazione per tutto l’anno.  

Lei ipotizza uno spostamento del luogo occupato attualmente dai 350 mila metri quadri della sua estensione? Per esempio nei pressi dell'aeroporto?

No. Dai primi colloqui con i soci – che sono gli unici deputati a decidere sul punto - mi pare che questa non sia una delle opzioni possibili

Lei non ha voluto compensi per il suo incarico. Eppure si tratterà di un impegno estremamente gravoso. La vede così difficile, allora?

Si. Tuttavia la Fiera esprime tutt’ora delle potenzialità, che possono essere valorizzate. Per farlo però c’è bisogno di tutti. Se così non fosse il mio impegno – come quello di chiunque -  sarebbe inutile.

Leggi anche: Fiera, Vendola si affida ad Ugo Patroni Griffi

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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