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Aeroporto. La saga del provincialismo

Come avevamo anticipato, l'inaugurazione della ferrovia per l'aeroporto sta svelando tutto il provincialismo della nostra classe dirigente. A ogni inaugurazione c' è sempre chi sgomita per farsi invitare, notare, fotografare. Dopo Ferrarese, è la volta di Simeone Di Cagno Abbrescia, scomparso da tempo. Per il tratto ferroviario la corsa è ad accaparrarsi primogeniture. L'ex sindaco di Bari è riuscito a farsi fare dalla Gazzetta una servizievole intervista, dalla quale abbiamo appreso che tutto il merito è solo suo. Lui ha progettato, lui ha controllato, lui ha convinto persino Tatarella e Fitto.

Ha solo omesso di raccontare un pezzo di storia, ovvero che senza Tatarella e il suo fedele scudiero Bocchino, l'opera non sarebbe mai passata. Proviamo noi a raccontarla.

Era Ministro Burlando e ci teneva a far passare in Commissione Trasporti alcuni importanti progetti infrastrutturali che riguardavano Genova e la Liguria. Tatarella, che all'epoca era Capogruppo di An alla Camera, manda Bocchino in Commissione Trasporti, con l'ordine di bloccare, con ogni strumento ostruzionistico i lavori della Commissione. Bocchino esegue con scrupolo e diligenza il compito affidatogli, tanto che il Ministro Burlando si rivolge a Tatarella, chiedendo spiegazioni e facendo presente che tale atteggiamento metteva a rischio importanti opere infrastrutturali.

Tatarella si mostrò molto sorpreso di quanto espostogli, concordando sulla importanza di quelle opere, che il comportamento di Bocchino stava mettendo a rischio. Promise a Burlando di intervenire subito e, nello stesso tempo, gli segnalò analoghe esigenze del porto e dell'aeroporto di Bari. Burlando capì, Bocchino si calmò e Bari, guidata dal centrodestra, ebbe la richiesta considerazione. Da un ministro e un governo di centro sinistra.

Questa è storia e i protagonisti, meno Tatarella, sono ancora tutti viventi.

Invece il provincialismo nostrano si è tinto di gratuita maleducazione con il mancato invito all'inaugurazione di Mimmo Di Paola, che a quell'opera ha dedicato dieci anni di duro lavoro. Uno sgarbo ingiustificato e ingiustificabile, che segnala la pochezza degli amministratori regionali.

Leggi anche: Ferrovia: morire di provincialismo

Scritto da Redazione
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