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Ilva, per la bonifica 9 milioni, ma sono una inezia

Arrivano i soldi per la bonifica dell'Ilva. Ma nove milioni di euro sono una inezia rispetto al lavoro da fare. Un'area grande come metà provincia, centinaia di migliaia di persone da tutelare, un bacino industriale tra i più grandi del Sud Italia da mettere a norma ed un piano che prevede investimenti ben superiori per la sicurezza e la bonifica.

“Nove milioni di euro sono una cifra talmente risibile che, nel migliore dei casi, servirà a realizzare un intenso spolverio dinanzi alle scuole del rione Tamburi”.

Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari, ribadisce “l’inadeguatezza delle risorse disponibili per le bonifiche del territorio”, ricordando che “nel 2006 furono stanziati 53 milioni di euro per la bonifica, la riqualificazione e la forestazione dei Tamburi, poi mai utilizzati in quanto, stando alla versione fornita dalla Regione Puglia, il progetto esecutivo non era stato presentato nei tempi stabiliti”.

“Siamo di fronte all’ennesimo nulla di fatto – continua Pugliese – sia per quanto attiene alle bonifiche, sia per la questione sanitaria. Per quanto concerne il primo aspetto, il commissario incaricato, Alfio Pini, uomo di grande esperienza e professionalità, sa quanto e più di tutti che per la bonifica di 115 km di territorio tarantino occorrerebbero miliardi di euro, considerando che per Marghera furono messi in campo 4 miliardi”.

Pugliese rivela, di fronte a questo perdurante immobilismo, di aver “inoltrato un ricorso alla Commissione Europea per l’Ambiente di Bruxelles, al momento in fase di valutazione, teso a imporre allo Stato l’attuazione della bonifiche in tempi rapidi e certi”.

Sul capitolo Sanità, il Segretario Generale della UIL regionale parla di “sbeffeggiamenti alla salute dei lavoratori e dei cittadini, che invece dovrebbe essere salvaguardata con ogni mezzo. Stiamo assistendo a vere e proprie prese in giro che si commentano da sole, mentre a livello di interventi concreti siamo all’anno zero, nonostante la situazione limite in cui versa la cittadinanza ionica a causa delle patologie dovute all’inquinamento industriale, che andrebbe affrontata con somma urgenza e tempestività. E’ assurdo pensare che ai cittadini si possa rispondere con un ospedale, come il San Cataldo, che sarà completato fra una decina d’anni, privo di collegamenti, in aperta campagna. La Regione Puglia ha il dovere di fronteggiare l’emergenza con interventi forti, immediati, smettendo la politica delle promesse e dei ‘farò’, prima che sia troppo tardi”.

Scritto da Redazione
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