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I numeri del 1530 ed un mio ricordo

Ho appena finito di  leggere l’articolo Bari: i numeri della Guardia Costiera dell'estate 2013 e subito mi è tornata in mente un’avventura più comica che tragica occorsami nel bel mare di Puglia, che Vi racconto, cari lettori, sperando di strapparVi una bella risata.

E’ giusto io aggiunga che a suo tempo scrissi questo racconto per un quotidiano barese, oggi purtroppo scomparso, che lo pubblicò col titolo di “Angeli senza divisa. Il mare che unisce”.

Mi accadde qualche anno addietro, avendo avuto la malaugurata idea di telefonare al 1530 per un non indispensabile soccorso in mare. Non ero in pieno oceano, travolto da ondate da 10 e più metri. La mia rotta era dal porto di Bari a quello di S.Spirito. Il mare, dapprima calmissimo, si era appena mosso, dalla bonaccia si era passati ad un levante leggerissimo. Condizioni d'assoluta sicurezza, dunque.

Avevo appena superato il porticciolo di Palese (un braccio di cemento nel mare che protegge uno scivolo per barche) quando è finita la benzina in uno dei serbatoi. Nessun problema, c'è l'altro pieno.

A bordo della barca, un modesto, ma sicuro open di sei metri e mezzo dalle murate alte e con una chiglia a prova di mare forza 7, c'erano tre donne e due bambini. Non so perché, ma il motore ha stentato a ripartire. In condizioni normali avrei riprovato con calma, ma la presenza di donne e bambini, che cominciavano a dar segni di nervosismo, m'indusse a mettere immediatamente in moto il motore ausiliario, col quale ho proseguito la navigazione.

 

Avendo notato un'assolutamente ingiustificata tensione a bordo, ho avuto la malaugurata idea di chiamare il 1530. Mi ha risposto la guardia costiera di Bari.

Ho spiegato che non c'erano situazioni di pericolo in atto, ma che temevo il panico delle signore. I bimbi erano, infatti, calmissimi e si divertivano un mondo.

Pregavo quindi il 1530, ove un loro mezzo fosse nelle vicinanze, di farsi vedere, giusto per tranquillizzare le signore. Dopo qualche minuto ho incrociato un gommone della guardia costiera con due giovani militari a bordo. Mi hanno lanciato una cima (una corda, per chi non è avvezzo al gergo marittimo) e, legati fra loro i due battelli, hanno spento il motore e ordinato a me di fare altrettanto.

Ho eccepito l'imprudenza della manovra: le onde e la corrente, anche se non violente, ci avrebbero sicuramente spinto verso gli scogli. Hanno insistito ed ho dovuto obbedire. Prima di spegnere il motore ho virato di 180 gradi, in modo da mettere il loro gommone tra la mia barca e la riva. Rimostranze, perché non mi ero immediatamente uniformato al loro ordine. Insistenza da parte mia sul pericolo di finire sugli scogli. Sono stato zittito con un: "Non si preoccupi! Lei è sotto la nostra responsabilità!".

 

Inizia la farsa: richiesta di documenti (patente nautica, libretti dei motori, assicurazioni), ispezione delle attrezzature di sicurezza a bordo (salvagenti, razzi, estintori, boetta), insomma tutto il repertorio. Nel mentre, siamo finiti contro gli scogli. Non un gran botto, ma comunque, una posizione scomoda nel mezzo di una cala affollata da bagnanti. Vedo i due guardiacoste impallidire e parlottare alla radio.

Pochi minuti e si materializza la motovedetta.

Lancio di una nuova cima. Il gommone molla la mia barca e se ne va al rimorchio della motovedetta. Senza una parola di spiegazione. Nel trambusto si sono scordati di ridarmi i documenti.

Telefono al 1530. Ero diventato un lupo, ma non di mare. Ero, infatti, pronto a sbranare il primo con una divisa addosso, anche solo vagamente somigliante alla loro, che mi fosse capitato a tiro.

L'ufficiale in comando mi spiega che il loro canotto aveva cominciato ad imbarcare acqua. Aggiunge di non preoccuparmi per i documenti, avrebbero avvertito loro carabinieri e guardia di finanza della mia situazione. A stento mi trattengo dall'oltraggio o forse l'ufficiale ha fatto finta di non sentirli.

Insomma, ora si che ero nei guai. Con la barca quasi a riva.

Senza poter accendere i motori senza rischiare di trasformarli in tritacarne di bagnanti. E' venuto in mio soccorso un angelo.

Un giovanotto pieno di tatuaggi, dall'aspetto inquietante, si è offerto di aiutarmi. Lui sì che era un lupo di mare. In pochi minuti, con diversi lanci in avanti dell'ancora mi ha riportato al largo dove è stato possibile riaccendere il motore ausiliario.

Si è quindi posizionato a prua indicando a me, che ero a poppa al timone, la rotta da seguire per evitare bagnanti ed ostacoli vari (buste di plastica, lattine, bottiglie vuote, ...). Giunti al porto di Santo Spirito non mi ha permesso neanche di offrirgli una birra fresca o un gelato. Mi ha zittito con un: "Se tra gente di mare non ci si aiuta, siamo tutti morti".

Per una volta il diavolo è diventato angelo, e gli angeli del mare, i nostri custodi della capitaneria di porto, hanno fatto l'inverso. Per una volta, lo sottolineo.

Infatti, è giusto ricordare quanti ragazzi dalla candida divisa bianca rischiano quotidianamente la loro vita per soccorrere, in condizioni di mare proibitive, marinai in difficoltà o incoscienti pescatori della domenica, che escono in mare quando i professionisti restano prudentemente a terra.

di Gianvito Pugliese
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Scritto da Redazione
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