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Stadio San Nicola: siamo allo psicodramma

 

I fatti: Bari ha uno stadio "firmato" da Renzo Piano, un Archistar di fama mondiale. Da qualche anno, vi gioca una squadretta che arranca per non precipitare dalla serie B nell'inferno in cui, già da qualche tempo, è piombata l'odiata rivale Lecce, detestata anche per le non limpidissime (oggi siamo di eufemismo forte) vicende societarie legate a uno dei tanti casi di "calciopoli".

Questa squadretta, seguita con amore da uno sparuto gruppo di tifosi spesso confusi con un manipolo per la verità non tanto sparuto di deficienti, violenti sedicenti ultras e sempre in cerca di "gibbanza" da parte della società proprietaria della squadretta, sarebbe stata messa sul mercato dalla nota famiglia di palazzinari andriesi, famosi, oltre che per l'immortale satira realizzata a suo tempo da Toti e Tata, anche per un ecomostro conosciuto nel mondo, il famoso Mostro di Punta Perotti, buttato giù a colpi di dinamite da una città che per una volta, si riprese la sua dignità e la voglia di legalità.

Ma la squadretta, che oggi come oggi non vale praticamente niente, non riesce a essere venduta. Troppi problemi, dicono lontano dai microfoni e in assoluto anonimato i bene informati. Un tecnico del diritto societario ci ha anche spiegato che qualche volta le squadre di calcio funzionano da supporto alle operazioni finanziarie dei proprietari. Ma se questo possa o meno costituire un reato, certo non spetta a noi nè stabilirlo nè ipotizzarlo. Sta di fatto che tutte le più o meno lunghe trattative messe in piedi per vendere il Bari, si concludono con la fuga precipitosa dell'aspirante compratore: e i proprietari che fanno la faccina offesa della Zita di Ceglie. E il patto di riservatezza, prudentemente stilato all'inizio delle trattative, impedisce di capire i veri motivi per cui alla fine, dopo anni, nessuno sia ancora riuscito a comprarsi il Bari per tentarne un rilancio.

Intanto, in Consiglio Comunale si perde tempo a discutere di aria fritta: nessuno, maggioranza od opposizione fa lo stesso, non ha una idea che sia una su cosa fare di questo "mambrone" del San Nicola. La squadra non vale nulla, ma è impossibile venderla. Lo stadio cade a pezzi ma chi vuoi che se lo compri senza una squadra che attragga sponsor e i soldini dei circuiti televisivi a pagamento?

Nel frattempo lo stadio è diventato praticamente un rudere. Di proprietà comunale, costa un occhio tenerlo in ordine, visto pure il suo indubbio valore architettonico. E la città, con le ristrettezze e la crisi non se la sente più di buttare soldi per un edificio che, al momento, non serve praticamente a nulla. L'amministrazione ha proposto agli stessi Matarrese di rimetterlo a posto (con quattro milioni di euro dovrebbero farcela) prendendoselo a costo zero per trent'anni. In cambio il Comune rinuncerebbe ai quasi quattro milioni che i Matarrese, per morosità, devono alla città (affitti non pagati ed altre voci). Lo scambio è questo: le scuse alla città che pretende Emiliano da Tonino e Vincenzino, per aver regalato la maglia del centenario del Bari con la mammozza del Pdl a un Silvio Berlusconi ancora in grande spolvero, è , a nostro avviso, un coup de teatre di un Sindaco che, osservando il gallinaio che si stava scatenando in Consiglio, scuoteva la testa più deluso che preoccupato dal futuro.

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Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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