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Le terre dei fuochi sono anche in Puglia

Quindici anni dopo le audizioni parlamentari i verbali allora secretati e soltanto in questi giorni resi noti gettano un terribile velo su tutto il Mezzogiorno, e non soltanto sulla provincia di Caserta.

"Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro", affermò nel 1997 il pentito di camorra Carmine Schiavone, con un tono profetico che purtroppo non può che essere confermato dai fatti e dalle recenti vicende che hanno portati a parlare della "terra dei fuochi" come del territorio a cavallo tra le provincie di Napoli e Caserta.

Le ricerche del Cnr fatte proprie dal ministero della Salute, descrivono un’impennata della mortalità per tumori nelle province interessate. Riferendosi al traffico illegale di rifiuti nocivi, Schiavone spiegò che divenne un business "autorizzato" per il clan dei Casalesi nel 1990. "Tuttavia - riferì il pentito - quel traffico veniva già attuato in precedenza. Gli abitanti rischiano tutti di morire di cancro entro 20 anni; non credo infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita".

E, parlando della Puglia, le previsioni di Schiavone non sono state certamente meno pesanti. Anche nella nostra regione la criminalità organizzata avrebbe allestito traffici del tutto simili a quelli messi in atto in Campania.

"Il sistema era unico, dalla Sicilia alla Campania. Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L'essenziale era il business. So per esperienza che, fino al 1991, per la zona del Sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall'Italia".

Questo sistema sarebbe stato adottato "nel Salento, ma sentivo anche parlare delle province di Bari e di Foggia".

Scritto da Redazione
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