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DM Carrozza: un triage inevitabile per la cultura

Il termine triage indica il metodo di valutazione e selezione immediata usato per assegnare il grado di priorità per il trattamento quando si è in presenza di molti pazienti - applicabile in Pronto soccorso, in presenza di incidenti, fino a casi di catastrofi naturali. Tale metodo consente di razionalizzare i tempi di attesa in funzione delle necessità dei pazienti, utilizzando quale criterio di scelta le condizioni cliniche degli stessi e non il criterio dell’ordine di arrivo. A seconda della proporzione personale sanitario/pazienti si opereranno delle scelte: qualora il primo sia superiore al secondo si darà la precedenza ai casi più gravi, viceversa, si aiuterà chi ha più probabilità di sopravvivere. 

L’analogia con la situazione economica nazionale è chiara: le risorse economiche sono poche, le situazioni di criticità troppe.

Il 5 novembre 2013 si è svolta la conferenza stampa indetta dal Magnifico Rettore dell’Università di Foggia, Maurizio Ricci, per la presentazione di una mozione universitaria sul D.M. 9 agosto 2013 "Decreto e contingente assunzionale delle Università statali per l'anno 2013". La mozione, elaborata dai Rettori Maurizio Ricci, Antonio Felice Uricchio, dell'Università di Bari "Aldo Moro", Eugenio Di Sciascio, del Politecnico di Bari, Vincenzo Zara, dell'Università del Salento e Gianmaria Palmieri, dell'Università del Molise, sollecita l'attenzione del Parlamento e chiede di cambiare il contenuto del D. M. 9 agosto 2013 mediante il quale sono “danneggiate”, in termini di turn over, le Università ubicate in aree socio-economiche deboli a prescindere dal merito scientifico – affermazione non del tutto vera in quanto tra i venti atenei più penalizzati ritroviamo Siena, Roma Tor Vergata, Roma La Sapienza, Modena e Reggio Emilia e Udine. 

Quando si parla di Cultura, Università, Ricerca, siamo tutti pronti a batterci il petto e a difendere realtà, che nella maggior parte dei casi non conosciamo. Le università del Meridione sono ormai maestre nel dipingersi agli occhi dell’opinione pubblica come i “Calimero” del momento. Ora parliamone con i dati alla mano.

I rettori, per non subire future decurtazioni, dovrebbero avere un indicatore di spese per il personale inferiore all’80% rispetto alle entrate complessive ed un ISEF - Indicatore di Sostenibilità Economico-Finanziaria maggiore di 1. L’ISEF dipende dal Fondo di Finanziamento Ordinario, dalle tasse universitarie, dai fitti passivi, dalle spese del personale a carico dell’ateneo e dagli oneri di ammortamento. Ed ecco che giungiamo al tasto dolente: negli scorsi anni alcune delle università che si sentono minacciate dal decreto Carrozza hanno assunto numerose unità di personale. Tante volte abbiamo letto di concorsi dalla dubbia regolarità riguardanti il settore amministrativo, oltre che quello della didattica e della ricerca, in cui era coinvolta, per esempio, l’Università di Bari. Tuttavia non si vuole entrare nel merito di queste assunzioni, né si vuole disquisire se fossero realmente dettate da esigenze di tipo pubblico. È conclamato, però, che presso l’Università barese è di stanza un esercito di docenti, tecnici ed amministrativi. Abbiamo allora registrato un’elevata produttività?

Volendo entrare nel merito del discorso concernete le università virtuose, basta armarsi di pazienza e consultare i dati della Valutazione della Qualità della Ricerca: il VQR 2004-2010 è rivolto alla valutazione dei risultati della ricerca scientifica effettuata nel periodo 2004-2010 dalle Università Statali e non Statali, dagli Enti di Ricerca pubblici vigilati dal MIUR e da altri soggetti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca. I valori sono basate sul metodo della valutazione tra pari e, per gli articoli indicizzati nelle banche dati ISI e Scopus – raccolte di pubblicazioni scientifiche internazionali - sull’analisi bibliometrica. I soggetti valutati sono costituiti dai ricercatori - a tempo determinato ed indeterminato - assistenti, professori di prima e seconda fascia e dai ricercatori e tecnologi degli Enti di Ricerca. Ai fini della VQR sono stati presi in considerazione i prodotti di ricerca costituiti da articoli su riviste, libri e capitoli di libri, edizioni critiche, traduzioni e commenti scientifici, brevetti e altri prodotti quali composizioni, disegni, performance, software, banche dati.

Alcune delle università che credono di aver subito un torto dal ministro Carrozza non brillano per meriti alla luce dei criteri suddetti.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è obbligato, in questo momento storico, ad attuare il già descritto triage. Perché non aiutare coloro che sono riusciti, nonostante le grandi difficoltà in cui da anni versa la Ricerca italiana, a rimanere dignitosamente a galla? Perché lo Stato dovrebbe sprecare ancora soldi per gli atenei “penalizzati”? Chiediamoci che fine hanno fatto i fondi nazionali ed europei ricevuti negli anni scorsi e perché le università del Sud, invece che rimboccarsi le maniche e cercare di mostrare nei prossimi mesi di poter perseguire politiche “smart”, debbano chiedere l’elemosina ad una Nazione già in ginocchio.

Scritto da Alessia Colaianni
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