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La luce di Sirio illumina il percorso del lutto

Affiancare i familiari di persone appena decedute o affette da gravi patologie e segnare loro il giusto percorso da seguire, come stelle luminose in una notte di dilaniante oscurità. Questa è la duplice sfida dell'associazione Sirio, fra le vincitrici dell'ultima edizione di Principi Attivi: oltre al supporto psicologico, l'obiettivo del progetto è riabilitare il valore simbolico e culturale della morte come elemento fondativo della natura umana.

Il discorso sul fine vita si è trasformato oggi in un complesso tabù: anche all'interno delle relazioni interpersonali più intime la tendenza è spesso quella di congelare il lutto sottopelle. Nascondere dolore, difficoltà e, più in generale, ogni tipo di emozione negativa significa negare una parte dell'esistenza.

Il servizio messo a punto da una giovane equipe di psicologi e psicoterapeuti pugliesi avrà presto spazi dedicati al Policlinico e al Giovanni XXIII di Bari. Poche le realtà simili al sud e, più in generale, in Italia. Tra queste, la fondazione Fabretti di Torino. "Abbiamo già sperimentato le modalità d'intervento nel corso di una serie di tirocini all'interno del Policlinico - racconta Lea Vergatti, presidente dell'associazione Sirio - Il nostro scopo è riportare alla luce i rituali del lutto, intesi come pratiche culturali necessarie per affrontare le perdite in maniera lucida e costruttiva".

L'uso del colore nero, la vcinanza dei parenti, la processione del morto all'interno dei paesi o la semplice partecipazione al rito funebre dei più piccoli: usi e costumi di una società oggi liquefatta, schiava dei tempi rapidi che non può permettersi rallentamenti o passi falsi. Esteriorizzare le tappe del lutto vuol dire viverle e darle un significato diverso dalla semplice perdita. "Lutto non vuol dire salutare per sempre una persona cara - spiega Lea - ma dargli un nuovo significato: un valore che, se ben strutturato, può rappresentare una nuova conquista per la nostra esperienza".

"Alle volte uno si sente incompleto" scriveva Italo Calvino nelle ultime pagine del Visconte dimezzato. Il bene e il male fanno parte in egual misura dell'essere uomo: nascondere una parte, negarne l'evidenza e censurare il conflitto genera individui psicologicamente castrati, o barbaramente dimezzati. 

Scritto da Lino Castrovilli
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