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B&B, serve una legge per il turismo

Bed & Breakfast, ma attenzione alle regole! Questo è l'allarme di Federalberghi, che chiede da tempo una legge regionale che possa recare disciplina ad una normativa a maglie troppo larghe e che, di conseguenza, permette parecchie situazioni non certamente ottimali, a tutto discapito degli alberghi, costretti ad una burocrazia molto più asfissiante, e spesso con una concorrenza poco leale da parte dei B&B.

“Quando si affrontano le problematiche di concorrenza, di regole e di trasparenza del sistema pugliese dell’accoglienza, si leva sistematicamente contro la voce dei gestori di bed & breakfast, un sistema di 2.497 strutture che, in virtù di una vigente legge regionale a maglie larghe, esercitano attività alberghiera senza tutte le incombenze burocratiche e fiscali che i veri alberghi hanno”.

E’ la prima reazione di Francesco Caizzi, presidente della Federalberghi Bari-Bat e vice presidente regionale, alla lettura del comunicato dell’associazione “Ospitalità diffusa di Puglia” che si scaglia contro il nuovo Sistema Puglia per l’Osservatorio Turismo (Spot), realizzato dall’assessorato regionale al Turismo, per il trasferimento dei dati delle presenze in tutte le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere.

“Non mi sorprende la posizione contraria dei b&b al Sistema Spot – prosegue Caizzi – Dagli ultimi dati in nostro possesso emerge che quello strano mondo che fa concorrenza sleale alle imprese alberghiere, non ha mai avuto grande dimestichezza con le formalità e gli obblighi di legge. Nel 2012 solo il 14,42% dei b&b ha comunicato le presenze e il movimento dati, con un’evasione dell’85,58%. Hanno fatto ancora peggio i loro colleghi dell’agriturismo con un’evasione stimata del 99,86%”.

“Sin dal mio insediamenti in Federalberghi – puntualizza il presidente barese degli albergatori – mi sono battuto per una nuova legge regionale dei b&b che riporti nel solco della legalità un settore al di fuori di ogni controllo. Nella mia audizione presso la IV Commissione del Consiglio regionale ho sottolineato che la maggior parte dei 2.497 b&b fanno attività alberghiera e non attività di sostegno ed integrazione del reddito familiare. Molti non hanno la dimora all'interno dell'edificio e non dichiarano alcun reddito al Fisco, anche se il reddito stimato è superiore mediamente ai 200mila euro. In più, non essendo aziende i b&b non versano l'Iva e l’Irap, non assumendo dipendenti creano sacche di lavoro nero e pagano Imu e Tarsu quasi l’80% in meno rispetto agli alberghi, senza dimenticare i canoni speciali Rai e la Siae”,

“Abbiamo presentato una serie di emendamenti al non adeguato ddl presentato dall’assessorato al Turismo – conclude Francesco Caizzi – perché una nuova e più rigorosa legge possa fermare la distorsione nel mercato turistico che oggi si crea offrendo servizi alberghieri camuffati da b&b”.

Scritto da Redazione
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