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Amiu-Amica e le leggende metropolitane

Ad una cosa sicura queste vicende possono servire: a distruggere per sempre l'illusione che basta appartenere o non appartenere ad una determinata sigla politica per essere onesti e puri come angeli.Non è così. Il malaffare è ecumenico, multiculturale, interetnico. Il che non significa affatto che "sono tutti ladri" o "sono tutti uguali". No. 

Amica Foggia è l'esempio di come un'azienda pubblica può diventare una sorta di latrina a cielo aperto dove fare e disfare senza un minimo di considerazione per i cittadini contribuenti ed elettori.

Come altri illustri esempi, al Nord o al Sud, l'azienda è stata uno sfogatoio elettorale per ogni colore e ogni schieramento. Una notte ci furono 150 promozioni miracolose, scalando diversi livelli: una sorta di moltiplicazione degli stipendi che accentuò il precipizio fallimentare.

Il tutto con la benedizione di quegli stessi sindacati che oggi gridano allo scandalo perchè "i baresi" sono venuti a colonizzare i foggiani, creando una delle tante leggende metropolitane che aleggiano e galleggiano sui fumi mefitici di questa vicenda.

Nessun barese andrà a comandare a Foggia, e nessun euro dalle casse baresi andrà nelle tasche dei dipendenti foggiani. L'Amiu si limiterà a gestire, con i soldi del comune di Foggia, poco più di due milioni di euro mensili, un'azienda in cui si lavorerà di meno, si guadagnerà di meno, ma almeno saranno quasi tutti per strada a pulire. 

Sempre se la Regione farà l'Ordinanza ("Siamo a buon punto" ci dicono dall'Amiu " e deve essere Vendola in persona ad emetterla"), in un anno Gianfranco Grandaliano, che dalla presidenza dell'Amiu sta concertando l'intera operazione, conta di risistemare le cose e di restituire a Foggia un'azienda risanata non solo finanziariamente. "Certo non andremo a riassumere quelli che hanno rubato il gasolio o hanno commesso altri reati contro la pubblica amministrazione" ci dice e "abbiamo individuato un direttore generale onesto e capace che, guarda caso, non aveva avuto troppo successo quando era stato nominato per la prima volta".

Sulla raffica di ricorsi, fra cui una denuncia penale per truffa, "sono tentativi per ristabilire uno status quo insostenibile, da parte di sindacati che, con il fallimento dell'azienda, non hanno alcun titolo a promuovere azioni giuridiche". E sulla denuncia per truffa, non ha dubbi: "è già stata ritirata, con una lettera di scuse da parte dei firmatari che, a quel che mi risulta, hanno denunciato anche l'avvocato che l'ha materialmente redatta".

Insomma, secondo Grandaliano, sono colpi di coda da parte di chi, con la fine delle vecchie gestioni allegre, ha visto finire anche i propri immeritati privilegi, le proprie rendite di posizione alimentate da un sistema clientelare, paramafioso e in alcuni casi, proprio contiguo alla malavita.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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