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Salotto: arriva l'accordo di programma

Ci sono voluti sette anni, dalla firma del cosiddetto Protocollo Scajola, ma pare che l'accordo di programma per salvare il salotto murgiano, che interessa ancora oggi migliaia di addetti fra Puglia e Basilicata, sia arrivato in dirittura d'arrivo. Loredana Capone, assessora allo sviluppo economico e vice di Nichi Vendola, ha convocato le parti (Confindustria e sindacati) per un'ultima ricognizione in vista della firma che dovrebbe mettere sul tavolo bel 101 milioni di euro, di cui 40 a carico del Governo, 40 della Puglia e 21 della Basilicata.

Il fatto che siano ben sette anni che si parli di questo accordo di programma la dice lunga su una crisi che è iniziata ancora prima della congiuntura globale che sta flagellando il pianeta e che sta toccando ora anche quei comparti come la Cina, l'India e il Brasile che ne sembravano immuni.

E' una crisi che viene da lontano e che ha visto, nel corso degli ultimi dieci anni scomparire 400 aziende su 500 e 8000 posti di lavoro su 14 mila, con la metà dei restanti 6 mila in cassa integrazione. Una vera debacle sociale ed economica alla quale non sembra si possa rispondere semplicemente con un rilancio di un settore che appare irrimediabilmente in crisi.

in passato c'era stato, sempre in Puglia, il caso di Manfredonia e del suo accordo di programma dove centinaia di miliardi erano stati impiegati per rilanciare l'economia cittadina dopo la crisi dell'industria chimica. Leggere di ben 101 milioni che rischiano di essere praticamente gettati al vento in inutili strutture per "attirare gli investimenti" senza che vi sia stato da parte della regione innanzitutto un serio studio delle potenzialità di crescita e di sviluppo di quelle zone, non può che lasciare preoccupati. 

Anche per Manfredonia si parlò di rilancio del settore chimico e di realizzazione di strutture per attirare gli investimenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, con tassi di inoccupazione e disoccupazione ormai insostenibili. Il settore del salotto è, un po come l'auto, saturo e merita un'analisi approfondita, magari accompagnata dal coraggio di pensare ad una seria riconversione del settore, lì dove, per esempio la Natuzzi, ha deciso comunque di chiudere e licenziare, pur in presenza dell'accordo.

La Uil, unico fra i sindacati maggiori a non voler firmare, ha già chiaramente denunciato che questo atteggiamento da parte dell'imprenditore non può essere premiato con l'arrivo di finanziamenti, che in ogni caso non garantirebbero se non in parte i posti già occupati.

Ma se c'è una cosa di cui sembra che in regione si siano tutti dimenticati, è proprio la programmazione e l'indirizzo economico. Qui si rischia di regalare milioni di euro a chi ha solo un interesse momentaneo, da "prendi i soldi e scappa": un difetto che purtroppo una classe imprenditoriale abituata all'assistenzialismo mostra di avere ad ogni latitudine.

In periodo elettorale, poi, questi rischiano di essere solo dei costosissimi spot di cui Capone e Vendola, non potranno che tentare di giovarsi.

 

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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