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ASI: quando a fallire è un'intera classe dirigente

Avremmo voluto condurre in modo diverso questa mini inchiesta sul Consorzio ASI (area di Sviluppo Industriale) che abbraccia i comuni di Bari, Modugno e Molfetta, sulla sua partecipata ASI spa (una società per azioni a socio unico) e sugli sviluppi che deriveranno dalla imminente nomina di un nuovo direttore generale, dopo alcuni lustri di Gerolamo Pugliese, incardinato dopo un bando di concorso (il primo e per ora unico nella cinquantennale storia del Consorzio).

Abbiamo fatto solo due telefonate: per sentirci dire che "in questo momento non c'è nessuno autorizzato a darle queste informazioni". E stavamo cercando nomi di organigrammi pubblici di enti pubblici. Nomi e cognomi che dovrebbero essere indicati sui siti on line del Consorzio e della Spa: ma non ci sono, non vengono indicati. 

Del resto, sino a quando non verrà nominato il nuovo direttore generale, scelto da un concorso cui hanno partecipato una cinquantina di candidati, che saranno poi esaminati da alcune società terze di head hunters, dal presidente ai centralinisti lì dentro non c'è nessuno, nessuno che non sia stato assunto per "meriti" politici e di appartenenza.

Ed è soltanto grazie alla testardaggine e alla caparbietà collaborativa di un'associazione di imprenditori (impresa più impresa) che questo concorso ha visto la luce e oggi c'è qualche speranza che a occupare il delicato incarico di direttore generale del consorzio possa essere finalmente un manager vero e non un ultra navigato esponente della partitocrazia più classica.

Il silenzio con cui si è scelto di rispondere alle nostre domande (che ci saremmo risparmiate se i siti fossero stati aggiornati e praticabili) è uno dei segnali di come sulla politica industriale del territorio ha fallito un'intera classe dirigente:  non solo gli onnivori "politici" sia pur di mezza tacca, ma anche una classe imprenditoriale che forse pensa troppo in piccolo e in particolare e che la roboante Confindustria regionale, nemmeno quando a presiederla fu un editore come Alessandro Laterza, non è riuscita a smuovere le acque torbide e limacciose.

La zona industriale metropolitana giace in condizioni di abbandono logistico e strutturale  tali che non si comprendono gli oltre trenta dipendenti di via delle Dalie, dove su due piani diversi alloggiano il consorzio e la sua partecipata Spa. Decenni di nulla hanno favorito da un lato il mordi e fuggi di tante imprese speculatrici e disoneste e dall'altro hanno messo a dura prova il coraggio e la resistenza di tanti altri imprenditori che non si sono voluti arrendere al vivaio elettoralistico e all'individualismo egoistico.

E fin quando le cose non cambieranno, possiamo ben dire che l'Asi sia l'esempio classico del fallimento italiano, che è fin troppo comodo imputare ai soli politici. Qui ha fallito un'intera classe dirigente, a cominciare da quegli imprenditori che per cinquant'anni si sono tenuti l'immobilismo inutile e dannoso di cui la Zona Industriale resta l'icona drammatica e veritiera.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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