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Ilva, piove sul bagnato

Non bastavano i problemi legati alla produzione, alla tutela dei posti di lavoro, all'inquinamento, alla salute pubblica, alla diossina trovata nei cortili delle scuole di Tamburi, ai prodotti sequestrati e fermi da mesi... Taranto e la sua principale industria, l'Ilva, sembra proprio che non abbiano pace.

Ieri mattina, infatti, parte del carico di polvere di coke che veniva scaricato da una grossa nave al centro siderurgico tarantino, è caduto in mare, formando una chiazza di circa 200 metri che ha fatto passare una intensa giornata agli uomini dei vigili del fuoco ed al personale preposto alla sicurezza nel cantiere e sulle acque del mar grande prospicenti la città dei due mari.

Alla fine i danni sono stati limitati grazie al pronto intervento della Capitaneria di porto ed uomini di una società specializzata in ambiente, la Ecotaras, hanno circoscritto l`area marina ed assorbito il minerale, peraltro altamente volatile. Sia il comando della nave sia l’Ilva sono già stati diffidati e la Capitaneria, oltre a informare l’autorità giudiziaria, ha allertato per ulteriori indagini anche l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

Ma i problemi per l'Ilva non sono certamente finiti. Alle tante questioni giudiziarie oggi se ne aggiunge una nuova.

Cinquanta lavoratori di una Cooperativa che si occupa del cimitero "San Brunone" di Taranto, a poche centinaia di metri dai parchi minerali dell'Ilva, hanno intenzione di agire in giudizio per chiedere un risarcimento all’Ilva per i danni alla salute subiti a causa dell’inquinamento.

Solo brutte notizie?

Per fortuna no. Sono iniziate in questio giorni i giri di consultazione, bilaterale o in tavolo di concertazione, tra i sindacati di settore (Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm) e la dirigenza dell’Ilva sulla spinosa questione della cassa integrazione.

Secondo quanto comunicato dall'azienda, sarebbero 600 i lavoratori in esubero da aggiungere a quelli già in cassa integrazione, per un totale di 3200 posti di lavoro in bilico, nonostante la riapertura di alcuni reparti a freddo dei giorni scorsi. Bisogna, infatti, considerare i reparti che devono essere mantenuti chiusi a causa del sequestro disposto dall'autorità giudiziaria e quelli che rientrano nel piano di risanamento disposto dall'Aia licenziata dal Governo.

Scritto da Redazione
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